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Sabato, 2 Luglio 2022
Cronaca

Grattacielo Key, processo d'appello con i reati prescritti e l'interrogativo della confisca

Udienza fissata per il 14 luglio ma per i cinque imputati, condannati per infedeltà patrimoniale, sottrazione di beni sottoposti a sequestro, emissione di fatture per operazioni inesistenti, arriverà l'assoluzione

Che fine farà il grattacielo Key? A decidere saranno i giudici della Corte di appello di Roma che hanno fissato per il 14 luglio prossimo il processo di secondo grado a carico delle cinque persone condannate in primo grado dal Tribunale di Latina a gennaio 2015 per i quali però è già scattata la prescrizione.

La sentenza ha inflitto tre anni di reclusione a Paolo Fontenova, amministratore di fatto della srl, un anno e sei mesi Riccardo Silvi, due anni a Paolino Coccato e Lucio Noviello della Falco Immobiliare e un anno all’immobiliarista Gian Domenico Brienza, che erano accusati a vario titolo di infedeltà patrimoniale, sottrazione di beni sottoposti a sequestro, emissione di fatture per operazioni inesistenti. Per loro sarà dunque dichiarata l'assoluzione per intervenuta prescrisione dei reati ma la Corte d'appello dovrà anche decidere se confermare o meno la confisca dell'immobile di largo Don Bosco decisa dai giudici di Latina.

Una questione non secondaria visto che per la Corte europea dei diritti dell'uomo la confisca può non essere esclusa anche se non c'è stata una condanna: se così fosse il grattacielo di 14 piani in pieno centro cittadino non tornerebbe nella disponibilità dei proprietari e il suo destino sarebbe tutto da definire viste anche le condizioni di degrado nel quale versa ormai da anni tanto da indurre il Comune ad emettere un provvedimento di divieto di transito pedonale, sia sul marciapiede pubblico che il transito pedonale e carrabile, nel cortile del condominio dopo la caduta di calcinacci e pezzi di calcestruzzo.

Secondo gli investigatori la vendita dell’immobile che risale a luglio 2007 fu organizzata per favorire la società Falco, in cui figurava anche Paolo Fontenova, a discapito degli altri soci. A questa società, costituita poco prima dell'atto di compravendita, fu venduto il palazzo per 2,5 milioni di euro, un prezzo decisamente molto più basso rispetto al reale valore di mercato dell’edificio. Poi, a distanza di poche settimane, la Falco aveva ceduto le sue quote ad una società lussemburghese. 

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