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Cronaca

Karibu, per la Procura un "collaudato sistema contabile fraudolento"

I responsabili della coop hanno emesso fatture per operazioni inesistenti oltre ad avere offerto servizi di allarmante qualità

Sono sei le persone indagate nell’ambito dell’inchiesta avviata dalla Procura di Latina sulla cooperativa Karibu. Si tratta di Marie Therese Mukamitsindo, suocera del deputato Aboubakar Soumahoro; Liliane Murekatete, compagna del parlamentare; Michel Rukundo, componente del Consiglio di amministrazione di Karibu e figlio della Mukamitsindo; Michel Rukundo Richard Mutangana e Ghislaine Ada Ndongo e Christine Ndyanabo Koburangyira in qualità di legali rappresentanti dell’associazione di promozione sociale Jambo Africa con sede legale in Sezze. Sono tre invece quelle colpite da misura cautelare interdittiva del divieto temporaneo di contrattare con la pubblica amministrazione e di esercitare imprese e uffici direttivi di persone giuridiche, per la durata di un anno.

Secondo il giudice per le indagini preliminari Giuseppe Molfese, firmatario dell’ordinanza su richiesta del sostituto procuratore Andrea D’Angeli titolare dell’inchiesta, gli indagati hanno messo in piedi “un collaudato sistema fraudolento fondato sull’emissione e l’utilizzo di fatture per operazioni soggettivamente e oggettivamente inesistenti e altri costi inesistenti adoperati dalla Karibu nelle dichiarazioni relative agli anni 2015, 2016, 2017, 2018 e 2019 non solo con la specifica finalità evasiva inserendo in dichiarazione costi non deducibili ma altresì per giustificare in sede di rendicontazione la richiesta di finanziamenti alla Direzione Centrale dei richiedenti asilo e rifugiati. Come ampiamente ricostruito dalla documentazione acquisita dalla Guardia di Finanza di Latina del febbraio 2021 negli anni la Karibu – scrive ancora il gip - ha percepito fondi pubblici da diversi enti statali poichè è stata ente attuatore di diversi progetti indicati come Cas centri accoglienza straordinaria Sprar sistema di protezione per i richiedenti asilo e rifugiati servizio di accoglienza minori e ancora progetto reteantitratta”.

Secondo la Procura “grazie al fraudolento sistema contabile operato con enti interposti sostanzialmente dipendenti dalla Karibu si è arrivati a portare in deduzione costi mai effettivamente sostenuti relativi a prestazioni inesistenti beneficiando di finanziamenti pubblici distratti dalle finalità preposte. Sono stati riscontrati prelevamenti in contanti bonifici verso l’estero, una difficile rendicontazione delle erogazioni, una gestione contabile non trasparente e distrazioni di denaro per finalità estranee alla gestione dei progetti. A questo si aggiungano – si legge ancora nell’ordinanza - gli allarmanti accertamenti sulla qualità dei servizi erogati rispetto alla effettiva finalità dei progetti pubblici come l’altro il sovrannumero di ospiti, le carenti condizioni igieniche, l’assenza di derattizzazione e deblattizzazione nonché più genericamente la scarsità delle prestazioni fornite”.

Un grave quadro indiziario che giustifica l’applicazione delle misure cautelari personali interdittive richieste dalla Procura.

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