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Cronaca

Minacce dal carcere di Cha Cha al testimone di Don't Touch: "Grazie per avermi fatto avere cinque anni in più"

La lettera di Costantino Di Silvio ad un commerciante di Latina dopo la condanna è stata intercettata dalla polizia. Processo riunito a "Reset"

Deve rispondere di minacce aggravate dalla modalità mafiosa Costantino Cha Cha Di Silvio per avere inviato una lettera ad un commerciante di Latina che aveva testimoniato nel processo "Don't Touch" a conclusione del quale è stato condannanto in via definitva a dieci anni di reclusione.

La vicenda oggetto di questo procedimento risale al periodo compreso tra il 2020 e il 2021 quando Di Silvio inviò, secondo l’accusa, due missive dal carcere nel quale è detenuto, ad altrettante persone una delle quali aveva testimoniato contro di lui rispetto ad alcune estorsioni.  "Grazie per avermi fatto prendere cinque anni in più, ti sei comportato bene" ha scritto al titolare di un negozio di abbigliamento del capoluogo pontino che era stato testimone nel processo "Don't Touch". La frase che ha fatto scattare gli accertamenti da parte della Polizia: la lettera non era firmata ma è stata intercercettata e gli esperti della Scientifica l'hanno attribuita a quello che era il leader del gruppo criminale di Campo Boario. La seconda missiva, mai arrivata al destinatario, era invece indirizzata ad una persona estranea al procedimento e conteneva la frase "Quando esco ti cerco".

Così Cha Cha è finito davanti al giudice monocratico del Tribunale di Latina Simona Sergio, chiamato a rispondere di minacce ma il pubblico ministero della Direzione distrettuale antimafia Luigia Spinelli ha chiesto che il procedimento - trattandosi di un reato aggravato dalla modlità mafiosa - venisse riunito al processo attualmente in crso denominato "Reset" che vede sul banco degli imputati per associazione a delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti e varie estorsioni, tutti reati aggravati dal metodo mafioso lo stesso Costantino Di Silvio, i fratelli Travali e altri componenti di quel clan. La richiesta è arrivata nel corso dell'udienza alla quale Cha Cha, assistito dagli avvocati Angelo Palmieri e Gaetano Marino, ha assistito in collegamento dal carcere di Vigevano dove è detenuto.

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