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Cronaca

Omicidio di Nadia Bergamini: "Condannate Zappalà all'ergastolo"

La richiesta dell'accusa nel processo per la morte della 70enne uccisa dal genero. L'imputato alla Corte: "Mi dispiace, non volevo ucciderla"

“E’ stata un’aggressione molto violenta e l’imputato dopo averla picchiata non ha neppure chiamato i soccorsi: deve essere condannato all’ergastolo”. Così il pubblico ministero Marco Giancristofaro ha concluso la sua requisitoria, chiedendo il massimo della pena, nel processo a carico di Antonino Zappalà, il 46enne accusato dell’omicidio della suocera Nadia Bergamini avvenuto all’interno dell’appartamento dove l'uomo viveva con la vittima e la figlia di lei, sua compagna.

Il rappresentante dell'accusa nel suo intervento davanti alla Corte di assise di Latina presieduta da Gian Luca Soana ha ricostruito la drammatica fine della donna sottolineando la violenza con la quale Zappalà si è accanito sulla donna, colpita più volte con schiaffi e pugni fino a farla cadere a terra per poi lasciarla lì senza soccorrerla. "La morte della vittima – ha detto il pm – non è stata provocata da una caduta dalla sedia e a rotelle, ma dagli schiaffi ricevuti da Zappalà“. Una ricostruzione supportata anche dalle perizie mediche. Zappalà poi era tornato tranquillamente nella sua stanza lasciando la suocere a terra fino a quando non era rientrata a casa la figlia della donna che aveva chiamato i soccorsi: purtroppo però la 70enne era deceduta in ospedale poche ore dopo. Nella prima parte dell'udienza era stato ascoltato proprio il 46enne - detenuto dal momento del suo arresto avvenuto il 15 gennaio 2022 - il quale, interrogato dal suo legale, l'avvocato Antonio Messina, ha chiesto perdono dichiarando di avere colpito la donna soltanto per calmarla ma di non avere alcuna intenzione di ucciderla. "Non volevo che finisse così" ha spiegato.

L’udienza è stata aggiornata al 13 giugno quando la parola passerà agli avvocati di parte civile Antonio Orlacchio, Marta Censi e Leonardo Palombi per le figlie della Bergamini e poi alla difesa prima che la Corte entri in camera di consiglio per la sentenza.

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