Lunedì, 15 Luglio 2024
Cronaca

Omicidio Bergamini, confermata la condanna a 21 anni e sette mesi per Zappalà

Il processo in Corte di assise di appello a carico del 46enne che uccise la suocera invalida in un appartamento nei pressi del Morbella a Latina

Conferma della condanna a 21 anni e sette mesi di reclusione per Antonino Zappalà, il 46enne accusato di avere ucciso la suocera Nadia Bergamini, invalida, all'interno dell'appartamento dove entrambi vivevano nella zona del centro commerciale Morbella a Latina nel gennaio 2020.

E' quanto ha stabilito la Corte di assise di appello di Roma che oggi, giovedì 11 gennaio, dopo circa tre ore di camera di consiglio, ha emesso la sentenza di secondo grado confermando il pronunciamento della Corte di assise di Latina. L'uomo, assistito dall’avvocato Antonio Messina, è stato dunque riconosciuto colpevole di omicidio volontario, lesioni nei confronti del padre che all'apoca dei fatti viveva con loro ed era stato picchiato e ancora di resistenza a pubblico ufficiale. Era stato lo stesso Procuratore generale in apertura dell'udienza a sollecitare la conferma della pena inflitta in primo grado mentre la difesa aveva chiesto la derubricazione del reato di omicidio da volontario a prerintenzionale e l'assoluzione dalle accuse di resistenza a pubblico ufficiale e lesioni. L'imputato ha assistito in collegamento dal carcere di Santa Maria Capua Vetere dove è detenuto.

Presenti in aula anche i legali dei due figli della vittima, gli avvocati Antonio Orlacchio e Leonardo Palombi, che si sono costituiti parte civile e che in primo grado si sono visti riconoscere una provvisionale di 50mila euro ciascuna mentre l'ammontare del risarcimento complessivo del danno sarà quantificato in sede civile.

Nadia Bergamini, 70 anni, era stata trovata a terra agonizzante e priva di sensi dalla figlia Stefania, compagna di Zappalà, al suo rientro a casa. Poche ore dopo era morta nel reparto Rianimazione dell'ospedale Goretti dopo che i sanitari avevano tentato un intervento chirurgico per rimuoverle un vasto ematoma cerebrale per salvarle la vita. La signora era invalida e aveva problemi di deambulazione che le impedivano di essere autonoma in casa e nelle incombenze quotidiane. Il genero l'avrebbe picchiata, e colpita più volte con schiaffi e pugni fino a farla cadere a terra dalla sedia a rotelle per poi  tornare tranquillamente nella sua stanza lascinadola priva di sensi senza soccorrerla. 

Le motivazioni della sentenza di socondo grado saranno depositate entro 60 giorni.

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