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Cronaca

Omicidio di Massimiliano Moro, il pentito in aula: "E' stato Grenga a sparare"

Il racconto di Pugliese nel processo davanti alla Corte di assise. "Dopo il ferimento di Carmine Ciarelli il clan decise che doveva morire"

"Simone e Ferdinando sono entrati mentre Andrea è rimasto sulle scale. Della quarta persona non so dire".  Questo il racconto di Renato Pugliese nel processo per l’omicidio di Massimiliano Moro, ucciso nella sua abitazione di largo Cesti il 25 gennaio 2010 a colpi di pistola nel pieno di una vera guerra criminale.

Il collaboratore di giustizia è stato ascoltato davanti la Corte di assise presieduta da Gianluca Soana e chiamata a giudicare Simone Grenga, Ferdinando Ciarelli detto Macù, Antongiorgio Ciarelli e Ferdinando Pupetto Di Silvio per omicidio premeditato aggravato dai motivi abietti con l'aggravante di avere agito con metodo mafioso. Interrogato prima dal pubblico ministero della Dda Luigia Spinelli, poi dai legali degli imputati – gli avvocati Alessandro Farau, Marco Nardecchia e Emilio Siviero, Pugliese ha raccontato di avere appreso i dettagli sulla morte di Moro da Giuseppe Pasquale Di Silvio ed ha aggiunto che secondo quel racconto sul posto era presente anche Pradissitto, divenuto anche lui nel frattempo un collaboratore di giustizia. "Lui era amico di Moro – ha spiegato – e coloro che hanno deciso di eliminarlo sapevano che a lui avrebbe aperto il portone. Dopo il ferimento di Carmine Ciarelli venne deciso che Moro doveva morire, fu Ferdinando Furt Ciarelli a dare le direttive".

Il pentito ha anche raccontato di essere diventato un pupillo di Moro che lo aveva anche aiutato pagando un suo debito con Carmine Ciarelli e ha aggiunto che Moro voleva uccidere non soltanto Carmine Ciarelli ma anche i suoi fratelli Ferdinando detto Furt e Luigi per assumere il controllo di alcune attività che erano in mano al clan. Sempre secondo il racconto fattogli da Giuseppe Pasquale Di Silvio erano andati in sei dalla vittima: Grenga gli aveva sparato e con lui nell’appartamento era salito Macù Ciarelli, il figlio di Carmine mentre Andrea Pradissitto, Antoniogiorgio Ciarelli e Furt aspettavano sotto l’abitazione della vittima insieme ad un’altra persona che dovrebbe essere Pupetto Di Silvio.

Si torna in aula il 7 febbraio prossimo per concludere l’esame di Pugliese da parte della difesa e ascoltare altri testi del pubblico ministero.

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