Cronaca

Estorsioni, attentati e traffico di droga: così Antinozzi e Mendico si spartivano il territorio

I risvolti dell'inchiesta "Anni 2000" che ha portato all'arresto di 19 persone accusate di associazione a delinquere, rapina, estorsioni e droga, aggravati dal metodo mafioso

Da una parte le mani sull'imprenditoria locale attraverso le estorsioni, dall'altra il traffico di stupefacenti. Così i clan si erano spartiti il sud pontino, tra i comuni di Santi Cosma e Damiano, Castelforte e i territori limitrofi. Due diversi sodalizi criminali nati dal clan Mendico-Riccardi, che già negli anni '90 si erano radicati nella zona acquisendo il monopolio degli affari criminali e di alcuni settori imprenditoriali, usando la forza intimidatrice delle armi.

Santi Cosma e Damiano: i nomi degli arrestati

Dall'operazione "Anni '90" ad "Anni 2000", gli stessi protagonisti

Gli arresti del 2007 nell'operazione "Anni '90" e le successive condanne sembravano aver smantellato il gruppo, ma la scarcerazione degli esponenti di spicco, a partire dal 2013, aveva determinato sul territorio una recrudescenza di episodi di chiara matrice camorristica. E' così che i carabinieri del Nucleo investigativo del comando provinciale di Latina e i militari della compagnia di Formia hanno aperto la seconda inchiesta, "Anni 2000", culminata ieri con l'arresto di 19 persone, a vario titolo accusate di associazione a delinquere di stampo mafioso, associazione finalizzata allo spaccio di sostanze stupefacenti, detenzione illegale di armi comuni da sparo, estorsione, rapina, danneggiamento e incendio, aggravati dal metodo mafioso.

Operazione Anni 2000 - Il video degli arresti

La scissione del clan

Dalla nuova indagine coordinata dalla Dda di Roma emerge la scissione del clan Mendico-Riccardi in due diverse organizzazioni che evidentemente non si facevano concorrenza nei rispettivi settori. Da una parte il gruppo che fa capo ad Antonio Antinozzi che, staccatosi appunto dal clan di cui faceva parte, costituisce sul territorio un'autonoma associazione di stampo mafioso su base familiare e una propria organizzazione dedita al traffico di cocaina e hashish. L'inchiesta accerta legami tra Antinozzi e il clan Parisi di Bari per quanto riguarda la gestione delle sale slot, ma il gruppo si occupa principalmente di estorsioni. E per indurre gli imprenditori di Castelforte e Santi Cosma e Damiano a corrispondere le somme di denaro richieste ricorre ad atti intimidatori e attentati incendiari, come l'esplosione di colpi contro l'Hotel Terme Nuova Suio nel 2015, gli spari contro le onoranze funebri "La Primula", l'incendio del deposito di un imprenditore, l'esplosione di colpi contro l'abitazione di due coniugi, tutti episodi ricostruiti nell'ordinanza e commessi tra il 2014 e il 2015. Durante una delle intercettazioni acquisite nel corso dell'attività investigativa, Antinozzi si lamentava del fatto che, mentre in passato gli imprenditori si rivolgevano direttamente al clan per la cosiddetta "messa a posto", ora invece il gruppo è costretto a ricorrere agli attentati incendiari per ottenere il denaro e l'assoggettamento.

La seconda organizzazione è invece quella riconducibile a Ettore Mendico, che si occupava invece in modo esclusivo del traffico e dello spaccio di stupefacenti, cocaina, hashish e marijuana.

Curioso che alla base della scissione del clan ci sia una questione "d'onore" relativa a una relazione sentimentale. Si tratta appunto di una relazione tra Maria Rosa Falso, che è moglie di Giuseppe Viccaro nipote di Antinozzi, con il cugino di Ettore, Antonio Mendico. Una vicenda questa che disonorava il codice delle organizzazioni criminali.
 

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