Operazione "Masterchef", le intimidazioni in carcere: detenuti costretti a inginocchiarsi e chiedere scusa

Emergono nuovi elementi nell'indagine dei carabinieri oltre allo spaccio di droga a via Aspromonte

Il carcere di Latina diventato una sorta di piazza di spaccio ma anche un luogo dove esercitare la propria caratura criminale ricorrendo a forme violente di intimidazione e sottomissione.

E’ quanto emerge dagli atti dell’inchiesta denominata "Masterchef" coordinata dal sostituto procuratore Giuseppe Molfese e condotta dai carabinieri di Latina che ha portato all’emissione di sei misure di custodia cautelare.

Facendo seguito alle precedenti indagini "Petrus" e "Astice" gli investigatori non si sono fermati e hanno continuato a controllare l’interno della casa circondariale in particolare la sala colloqui. Era infatti quello il luogo dove la droga transitava, consegnata ai detenuti da alcuni familiari, in particolare la madre di uno di loro. Le intercettazioni ambientali hanno però consentito di accertare anche come alcuni detenuti dettavano legge minacciando chi non voleva piegarsi ai loro voleri.

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Ci sono in particolare alcuni episodi del luglio 2019  del quale si rende protagonista Gianfranco Mastracci, componente del gruppo dei Di Silvio e condannato a quattro anni e quattro mesi nel processo per "Alba Pontina". Mastracci con fare intimidatorio e minacce vuole costringere due detenuti a lasciare la cella che occupavano e al loro rifiuto li minaccia sottolineando che quel comportamento era un affronto nei confronti di Roberto Ciarelli, anche lui detenuto a via Aspromonte, e che avrebbero pagato. Tanto che poco dopo i due detenuti vengono accerchiati in cortile da un gruppo e minacciati fino a quando non intervengono gli agenti carcerari a fermarli. Poi, il giorno dopo, Mastracci avrebbe costretto uno dei due detenuti riluttanti, a mettersi in ginocchio e chiedere scusa se no sarebbe stato accoltellato.

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