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Operazione Movida Latina, il metodo mafioso del clan: "Se vuoi continuare a lavorare devi pagare"

I risvolti dell'inchiesta condotta dalla squadra mobile di Latina, che ha portato all'arresto di cinque persone nel clan Di Silvio. Le intimidazioni, le minacce con le armi, le ritorsioni

Estorsioni, pizzo, offerta di protezione in cambio di denaro, minacce con le armi, tentantivo di controllo del territorio. Bastava fare leva sulla particolare fama criminale del clan Di Silvio, del ramo della famiglia di Giuseppe detto Romolo (condannato per l'omicidio di Fabio Buonamano), per ottenere "l'assoggettamento totale delle vittime, talvolta - scrive il gip nell'ordinanza - senza dover trascendere in ulteriori condotte intimidatorie, e l'omertà delle stesse che hanno tollerato le pressanti richieste e non hanno nemmeno denunciato gli autori nel timore di gravi ritorsioni".

Estorsioni e rapine: cinque arresti nel clan Di Silvio

Sono i particolari contenuti nell'ordinanza di custodia cautelare scattata nell'ambito dell'inchiesta "Movida Latina", che questa mattina, 7 dicembre, ha portato in carcere altri esponenti della famiglia rom, in particolare Costantino Di Silvio detto Costanzo, 57 anni; Antonio Di Silvio detto Patatino, di 28 anni; Ferdinando Di Silvio detto Prosciutto, 23enne; Ferdinando Di Silvio detto Pescio, 19 anni; Luca Pes, 30 anni. Tutti accusati a vario titolo di violenza privata, rapina ed estorsione aggravata dal metodo mafioso. Proprio sul metodo mafioso si sofferma il giudice del tribunale di Roma, "tipicamente riconducibile alle mafie tradizionalmente intese, e caratterizzato in primo luogo dalla prospettazione di ogni ritorsione alle vittime in chiave "plurale", dal riferimento esplicito al clan quale segno di appartenenza al sodalizio, per esaltare l'efficacia intimidatoria delle condotte ed al riferimento ai gravi precedenti giudiziari degli appartenenti al gruppo; dall'affermazione del potere di imporre "il pizzo" in quanto derivante dal controllo del territorio".

Blitz della polizia: scatta l'operazione Movida Latina - Il video

Così il gruppo della famiglia di Romolo cercava di assumere il controllo del territorio nei diversi episodi che gli investigatori della squadra mobile, coordinati dal vicequestore Giuseppe Pontecorvo, hanno ricostruito nel corso dell'attività di indagine. Molte delle vittime infatti non hanno presentato spontaneamente denuncia ma hanno iniziato a collaborare solo dopo essere state contattate dalle forze dell'ordine.

Una delle prove della forza intimidatrice di questo ramo del clan è costituita dagli episodi di estorsione nei confronti dei gestori di un locale pubblico di Piazza Moro, destinatari delle richieste di denaro di Costantino Di Silvio tra maggio 2018 e maggio 2019. Da una parte il gruppo aveva imposto la propria protezione ai titolari in modo da estorcere loro denaro, dall'altra aveva tentato di estendere l'attività di spaccio di stupefacente, rappresentando alle vittime  che nel caso in cui fosse stata spacciata sostanza nel locale avrebbero dovuto essere i rifornitori: "Ti propongo un prodotto che va tanto e col quale si guadagna veloce e con elevato margine di guadagno". "Se vuoi continuare a lavorare in questa zona devi pagare una somma di denaro'' aveva detto Costantino Di Silvio, aggiungendo in altre occasioni: "Questa piazza mia e nessuno mi può mandare via". All'ennesima minaccia il proprietario aveva minacciato di chiamare la polizia e il rom aveva replicato: "Io alla polizia gli piscio in testa". E ancora: "Porto una tanica di benzina e vi do fuoco al locale e a tutti voi'.

Gli arrestati lasciano la questura - Il video

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