Criminalità organizzata, ecco la mappa dei clan insediati in provincia di Latina

Dai Di Silvio alla camorra e 'ndrangheta il quadro nel V Rapporto 'Mafie nel Lazio' presentato a Roma da Zingaretti e Cioffredi

“Se negli ultimi anni la mafia a Latina ha fatto un salto di qualità è altrettanto vero che anche lo Stato ha fatto nuovi passi in avanti nell’azione di contrasto”.

E’ questo l’incipit del capitolo che il V Rapporto ‘Mafie nel Lazio’ - presentato oggi a Roma alla presenza del presidente della Regione Nicola Zingaretti e del Presidente dell’Osservatorio Tecnico-Scientifico per la Sicurezza e la Legalità Giampiero Cioffredi – dedica alla provincia di Latina. Il materiale raccolto sul fronte investigativo da gennaio 2019 e febbraio 2020 racconta le inchieste che hanno portato ad arresti eccellenti e anche alle sentenze che hanno dato forza a quelle operazioni confermano il lavoro degli investigatori. Particolare importanza viene attribuita alle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Riccardo Agostino e Renato Pugliese rispetto ai procedimenti giudiziari in corso. “I due hanno raccontato dall’interno – si legge nel Rapporto - molti episodi di violenza, intimidazioni e minacce dei clan a Latina che hanno rafforzato il quadro investigativo e contribuito a ricostruire il contesto di numerose estorsioni oltre alle modalità estorsive con le quali il clan Di Silvio estendeva la propria influenza anche nelle campagne elettorali occupandosi della affissione dei manifesti. Ciò accadeva nel corso delle elezioni comunali nelle quali si erano impegnati ad attaccare i manifesti”

La loro potenza criminale, ricorda ancora il Rapporto, si estendeva anche ad una serie di estorsioni commesse in danno dei titolari di studi legali alle quali è seguita una denuncia formale e la collaborazione del Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Latina che si è rivolto ai magistrati.

Ma la provincia pontina è composta di molte e diverse realtà. Il territorio che investigatori e magistrati si trovano a monitorare infatti è piuttosto complesso e se nella città di Latina operano in una posizione di supremazia, conquistata con la forza, organizzazioni criminali autoctone di matrice locale il clan Di Silvio e il clan Ciarelli, l’area è stata storicamente "teatro di una plurima presenza criminale costituita in primo luogo dalle attività criminali riferibili a gruppi di matrice campana e calabrese invogliati dalla vicinanza geografica ad estendere la loro operatività nel basso Lazio”.

Nel territorio di Aprilia coesistono importanti organizzazioni criminali autoctone e consorterie di provenienza extra regionale, collegati alla ‘ndrangheta ed al clan dei casalesi. Quest’area è stata più volte oggetto di indagini che riguardano il traffico illecito di rifiuti. La più importante è stata nel 2019 “Smoking Fields” condotta dalla Polizia Stradale di Aprilia, dal Nucleo investigativo di Polizia ambientale forestale e dal Gruppo Carabinieri di Latina contro il traffico illecito dei rifiuti che ha consentito di sequestrare tre aziende operanti nel campo della gestione di rifiuti, due in provincia di Latina ed una in provincia di Roma, una discarica di proprietà di una società di Roma, quattro appezzamenti di terreno (nei comuni di Pontinia e Roma) e 10 mezzi tra autocarri, trattori, semirimorchi, escavatori.

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Il territorio del basso Lazio, in particolare il sud pontino è invece zona di fortissimo insediamento di sodalizi mafiosi o di pezzi di sodalizi, in particolare di derivazione dalle mafie tradizionale di camorra, del clan dei casalesi e della ‘ndrangheta. “Questo territorio – spiegano gli autori del Rapporto - è da altrettanti anni teatro della presenza e dell’operatività di gruppi criminali autoctoni, differenti dai sodalizi campani e calabresi, che al di là della qualificazione giuridica, cioè se associazioni di tipo mafioso oppure semplici associazioni a delinquere, hanno costituito un ulteriore motivo di allarme e preoccupazione per la sicurezza e la tenuta del sistema economico sociale e politico di questo pezzo del territorio”.

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