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Il caso a Latina

Processo Key, reati definitivamente prescritti ma il grattacielo resta confiscato

La sentenza della Corte di appello di Roma conferma che l’immobile di largo Don Bosco è nella disponibilità dello Stato

Reati ormai prescritti per le cinque persone condannate in primo grado per la vicenda del grattacielo Key. Secondo l’accusa vennero compiute alcune operazioni fasulle legate a una vendita “simulata” dell’immobile di largo Don Bosco  organizzata per favorire  la “Falco”, riconducibile a Paolo Fontenova a discapito degli altri soci. Le accuse erano a vario titolo di infedeltà patrimoniale, sottrazione di beni sottoposti a sequestro, emissione di fatture per operazioni inesistenti.

A questa società, costituita appena prima dell’atto di compravendita, fu venduto il palazzo Key per 2,5 milioni di euro, un prezzo ritenuto bassissimo rispetto al reale valore di mercato. Poi la “Falco” cedette le sue quote a una società lussemburghese, ma a quel punto uno dei tre soci della Key, Leone Marcucci, presentò una denuncia sulla vendita fittizia. Ieri sera i giudici di secondo grado hanno emesso la sentenza con la quale sanciscono che i reati sono ampiamente prescritti ma hanno confermato la confisca dell’immobile che rappresentava il nodo principale della questione: il futuro di quel rudere in pieno centro cittadino è un enorme punto interrogativo.

Il grattacielo per ora è nella disponibilità dello Stato ma oggi appare impossibile immaginarne il destino. Ora bisognerà attendere 90 giorni per conoscere le motivazioni della sentenza, poi probabilmente ci sarà un ricorso.

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