Sabato, 15 Maggio 2021
Cronaca

Abusi urbanistici in via Quarto, il Tribunale dichiara la prescrizione

La sentenza nel corso dell’udienza del processo ‘Olimpia’: reati troppo vecchi non più perseguibili

Un'immagine del sequestro del cantiere di via Quarto

Le irregolarità edilizie relative al cantiere di via Quarto nel quartiere Prampolini, dove doveva sorgere una palazzina realizzata dall’imprenditore Massimo Riccardo, sono ora fuori dal processo Olimpia. La relativa sentenza, che riguarda per quel capo specifico di imputazione l’ex sindaco Giovanni Di Giorgi, l’ex assessore Giuseppe Di Rubbo, l’ex dirigente comunale Ventura Monti, il costruttore Massimo Riccardo, il notaio Giuseppe Celeste e ancora Luigi Paolelli, Adolfo Antonelli, Antonio Ferrarese, Mario Piovanello, Silvano Manzan, Giuseppe Venturi, Raniero Grassucci e Massimo Palumbo, è stata pronunciata ieri dal presidente del collegio penale Caterina Chiaravalloti dopo che lo stesso pubblico ministero Giuseppe Miliano aveva rilevato come i reati commessi in quella singola circostanza non siano più perseguibili . 

Restano una serie di altre imputazioni illustrate in aula dal rappresentante dell’accusa in risposta alle eccezioni presentate nella scorsa udienza dal collegio dei difensori sulla genericità dei capi di imputazione rispetto alle ipotesi di associazione a delinquere, quella relativa al filone sui favori al Latina Calcio e quella sul filone urbanistico legato all’approvazione dei sei Piani particolareggiati. Miliano nella sua replica ha spiegato di avere individuato chiaramente il ruolo di ciascuno dei 35 imputati attribuendo ad ognuno di questi – tra i quali l’ex parlamentare Pasquale Maietta e la sua socia Paola Cavicchi -  le condotte nelle quali si è palesata tale associazione. Il Tribunale ha quindi respinto le eccezioni dei legali degli imputati e fissato una nuova udienza per il 25 maggio nella quale sarà affrontato il nodo delle trascrizioni delle intercettazioni telefoniche. L’operazione ‘Olimpia’ aveva portato il 14 novembre 2016 all’emissione di 15 ordinanze di custodia cautelare delle quali otto in carcere e sette ai domiciliari.

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