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Pugliese in tribunale racconta il suo rapporto con Moro: “Faceva di tutto: droga e molte armi”

Il pentito in questo caso è imputato per estorsione e lesioni. “Ho cambiato vita e avrò un figlio”,

C’è un filo rosso che lega le inchieste sulle guerre criminali degli ultimi venti anni nel capoluogo pontino e come in un puzzle i diversi pezzi piano piano iniziano a combaciare e compongono il quadro generale. Così, a due giorni dalle nuove ordinanze cautelari per l’omicidio di Massimiliano Moro – uno dei casi finora irrisolti – in Tribunale a Latina si celebra una nuova udienza del processo a carico di Paolo Peruzzi, Renato Pugliese, Andrea Pradissitto, Antonio Sebastiani, Celestino Usai, Francesco Viola, Angelo Travali, Antonio Fusco e Francesco Fanti  e nel quale originariamente era imputato proprio Moro.

Sono accusati a vario titolo di rapina, lesioni, estorsione, detenzione e cessione di sostanze stupefacenti,  in riferimento ad un violento pestaggio con lesioni avvenuto nel novembre 2008. Secondo la ricostruzione dell’accusa Sebastiani, Usai, Peruzzi, Pugliese e Pradissitto  avrebbero violentemente picchiato la vittima con pugni e calci in varie parti del corpo causandogli ferite e contusioni al volto e alla testa e la frattura delle ossa del naso per un debito maturato per la cessione di 50 grammi di cocaina

A distanza di qualche settimana Usai e Sebastiani, in concorso con i due imputati deceduti, avrebbero gambizzato il loro creditore, dal quale pretendevano 4mila euro, sparandogli alcuni colpi di pistola e ferendolo alle gambe. E ieri in aula è tornato a parlare, in collegamento dal carcere dove è detenuto, il pentito Pugliese che in questo caso è anche imputato. Il figlio di Cha Cha Di Silvio, rispondendo alle domande del pubblico ministero Claudio De Lazzaro, ha rievocato la sua carriera criminale e la sua amicizia con Massimiliano Moro, vittima della guerra criminale esplosa nel 2010. “Ho conosciuto Moro nel 2005 – ha raccontato – a presentarmelo è stato mio padre. Ho cominciato ad andare in giro con lui e mi ricordo che faceva tutto: si occupava di estorsioni, di spacciare droga e sparava a persone. Soprattutto maneggiava armi: ho visto personalmente una borsa nella quale c’erano un fucile a pompa e una pistola con la quale ha detto di avere sparato a Riccardo”.

Rievoca quegli anni Pugliese, racconta del suo buon rapporto con Angelo Travali grazie al quale ha cominciato a fare soldi. Poi parla della sua nuova vita. “Sono detenuto – ricorda a chi lo ascolta in aula – ho due condanne da scontare e ho deciso di collaborare perché ero stanco e non volevo più stare in mezzo alla strada. Oggi mi sono rifatto una vita ho una compagna – conclude -dalle quale sto per avere un figlio”.  Gli altri imputati - Pradissitto, Viola e Angelo Travali – si avvalgono invece della facoltà di non rispondere. Si torna in aula a giugno.

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