Cronaca

Processo 'Scheggia', il pentito: "Così io e i Di Silvio abbiamo curato le campagne elettorali della Cetrone"

Agostino Riccardo spiega il suo rapporto con l'ex consigliera regionale e con il marito. "Eravamo in confidenza, ce la presentò Di Giorgi"

E’ stata la giornata del pentito Agostino Riccardo nell’udienza del processo ‘Scheggia’ a carico di Gina Cetrone, l’ex marito Umberto Pagliaroli, Armando Lallà Di Silvio e i figli Gianluca e Samuele, accusati a vario titolo di estorsione, atti di illecita concorrenza e violenza privata. Reati aggravati dal metodo mafioso.

Il collaboratore di giustizia è stato infatti chiamato dal pubblico ministero Luigia Spinelli a raccontare i suoi rapporti con l’ex consigliera regionale con particolare riferimento alle campagne elettorali nelle quali il gruppo Di Silvio si è occupato dell’affissione dei manifesti e della compravendita dei voti. Riccardo, in video collegamento dal carcere in cui si trova, ha spiegato al Tribunale presieduto da Caterina Chiaravalloti, di avere conosciuto Gina Cetrone e il marito già nel 2013 quando l’allora sindaco del capoluogo pontino Giovanni Di Giorgi, gliela presentò nella fase in cui stava nascendo il partito di Fratelli d’Italia. “Lei si è candidata alla Regione – ha ricordato il pentito – e dopo un incontro presso la sua azienda ci siamo messi d’accordo e abbiamo preso l’appalto per l’attacchinaggi odei suoi manifesti, per farli rimanere affissi e per la compravendita di voti”. Protagonisti dell’accordo, oltre al pentito, anche l’altro collaboratore Renato Pugliese, Armando Di Silvio con i figli Gianluca e Samuele. Riccardo ha ribadito più volte di essere in confidenza con la Cetrone, di essere stato più volte nella sua abitazione e in quella della madre. Una collaborazione che è proseguita anche quando Riccardo, dopo l’operazione Don’t Touch, è passato dal gruppo Travali nel quale operava a quello del clan di Lallà e quando nel 2016 l’ex consigliera regionale si è candidata alle amministrative di Terracina con la lista ‘Si cambia’. Date, incontri e cifre: circa 22mila euro dei quali 15mila in contanti e gli altri 7mila con cambiali da mille euro ciascuna che Pagliaroli recuperava alle scadenze versando il corrispondente in contanti. “Ci sentivamo spesso e comunicavamo anche con Messanger e whatsapp e sapeva benissimo chi eravamo”.

In apertura di udienza il Tribunale ha accolto la richiesta della difesa della Cetrone, rappresentata dall’avvocato Lorenzo Magnarelli, di ascoltare gli operatori di polizia giudiziaria che avevano l’incarico di sorveglia Riccardo ritenuto un pericolo per l’imputata così come ha acquisito la documentazione depositata dall’accusa tra cui la sentenza definitiva di Don’t Touch e le sentenze della Cassazione a carico di Riccardo e Pugliese per Alba Pontina.

Si torna in aula il 7 settembre quando il collegio di difesa controesaminerà Agostino Riccardo.

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