Venerdì, 19 Luglio 2024
Cronaca

"Puro Sangue Ciarelli": assolte in appello Valentina Travali e la madre Maria Grazia Di Silvio

Le due donne erano accusate di tentata estorsione. Cade qualche accusa per Roberto Ciarelli, condannato a 8 anni e quattro mesi

Pene ridotte in appello per alcuni degli imputati del processo “Puro Sangue Ciarelli” che hanno scelto di essere giudicati con rito abbreviato.

La seconda sezione penale della Corte di Appello di Roma ha infatti assolto perché il fatto non costituisce reato Valentina Travali, difesa dall’avvocato Alessia Vita, e la madre Maria Grazia Di Silvio, assistita dall'avvocato Giancarlo Vitelli, condannate entrambe dal giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Roma a due anni di carcere per un tentativo di estorsione ai danni della compagna di un detenuto.

Per quanto riguarda Roberto Ciarelli, assistito dall’avvocato Amleto Coronella, la condanna di primo grado a nove anni è stata ridotta a 8 anni e 4 mesi. L’esponente del clan di Campo Boario è stato assolto per due capi di imputazione vale a dire l’estorsione ai danni dell’avvocato Fabrizio Colletti e la violenza provata contro un barista di un locale della via dei pub. Resta invece l’aggravante del metodo mafioso per un’altra estorsione ai danni di Colletti. La Corte ha inoltre dichiarato il non doversi procedere per Ciarelli per l’accusa di violenza provata di stampo mafioso ai danni di un operatore della zona dei pub per mancanza di querela da parte della vittima. Esclusa per lui l’aggravante mafiosa per una estorsione compiuta con la madre Rosaria Di Silvio e Manuel Agresti ai danni di un avvocato di Latina che aveva affittato loro un appartamento e per la minaccia con un coltello contro lo stesso professionista. Esclusa l’aggravante del metodo mafiosa anche in ordine a un altro episodio di minaccia con coltello sempre ai danni del medesimo avvocato di Latina. Confermata invece la condanna a 2 anni di carcere per Francesco Iannarilli per l’estorsione compiuta in carcere nei confronti di Colletti.

L'indagine coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Roma e condotta dalla squadra mobile di Latina, nata in seguito approfondimenti investigativi scaturiti dalle dichiarazioni rese in diversi interrogatori da alcuni collaboratori di giustizia relativamente alle attività illecite e agli affari della famiglia Ciarelli, a giugno 2022 aveva portato all'arresto di quindici persone  con le accuse di estorsione, truffa, violenza privata, danneggiamento e lesioni, reati aggravati dal metodo mafioso e dalla finalità di agevolazione mafiosa. 

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