Rapporti tra clan e politica, Moscardelli: "Voto di scambio e riciclaggio: 15 anni da indagare"

L'analisi del segretario provinciale del Pd sulle inchieste e le attività della commissione parlamentare antimafia a Latina

Un'immagine dell'arresto del capo clan Armando Di Silvio

Non si placano le reazioni politiche dopo l'articolo pubblicato nei giorni scorsi sul quotidiano La Repubblica che ha riacceso i riflettori sui rapporti tra clan Di Silvio ed esponenti politici della Lega. Una nuova analisi della situazione arriva dal segretario provinciale del Pd Claudio Moscardelli, che ricorda un incontro, a dicembre del 2017, organizzato insieme alla senatrice Rosaria Capacchione della commissione Antimafia. "Un'occasione - spiega Moscardelli - per fare un bilancio dell'attività della commissione su Latina e provincia e per lanciare un segnale molto chiari: non si sarebbe tornati indietro. Alla presenza del prefetto, del questore e dei vertici delle forze dell'ordine abbiamo confermato che l'attenzione dello Stato di Latina continuava e che il lavoro investigativo delle forze dell'ordine riceveva il massio sostegno politico e godeva di una rinnovata fiducia dei cittadini". 

Nel 2013 però, quando la stessa commissione si era insediata, la situazione era diversa e l'azione di contrasto alla criminalità organizzata pontina era, sostiene l'esponente del Pd, "praticamente inesistente". "Alle prime audizioni in Antimafia nell’autunno 2013 si accesero i riflettori su Latina e provincia - spiega Moscardelli - Il risultato fu di scegliere e di sostenere con forza persone ai vertici a Latina determinate a far valere la forza dello Stato. Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza diedero eccellente prova di capacità investigativa e di determinazione. A dicembre 2014 la missione della commissione Antimafia a Latina. Il Ministero dell’Interno ha sostenuto con uomini e mezzi straordinari l’attività delle forze dell’ordine. Ci furono delle inchieste e ci furono i risultati prodotti. Poi, un'altra audizione a maggio del 2016 a Roma, stavolta con il Questore De Matteis, il quale rappresentò in modo chiaro una realtà complessa della nostra provincia. Latina, già obiettivo della criminalità organizzata per il settore rifiuti e per la discarica, era dominata dal clan Ciarelli-Di Silvio, organizzazione criminale forte, feroce e con coperture politiche".

Il segretario del Pd ricorda inoltre la recente storia della città e gli atti che, proprio in quegli anni, misero in luce il ruolo di Melaragni, allora capo di gabinetto del sindaco di Latina, ex poliziotto ed ex funzionario del Sisde, autore materiale di un'interrogazione parlamentare a firma di Maietta sul questore De Matteis e sullo stadio di calcio della città. "Dall’inchiesta Olimpia - chiarisce - risulterà che Melaragni aveva concordato con il deputato Maietta l’interrogazione. Melaragni era stato portato a Latina dell’allora questore Intini che si muoveva per piazzare nella Latina Calcio dell’era Maietta - Cha Cha un ex Questore come dirigente". Da allora è arrivata l'inchiesta Alba Pontina che a giugno di un anno fa ha portato agli arresti di 25 esponenti del clan, tra cui i vertici della famiglia accusati di associazione di stampo mafioso.

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"Ora  - aggiunge Moscardelli - Lo Stato c’è e continua ad esserci ma il quadro politico è cambiato. Troppe inchieste rimaste ferme, concluse e in attesa di provvedimenti . Perché? Latina sta sparendo dai riflettori e non interessa più? Tutto il filone del riciclaggio di denaro non è stato portato alla luce. Sul rapporto con la politica, dopo quanto emerso nei rapporti con l’ex deputato di Fratelli d’Italia Maietta, tutto si è fermato. Ci aspettiamo che il lavoro delle forze dell’ordine venga valorizzato. Latina e provincia non sono come Palermo o Reggio Calabria o come la provincia di Caserta quanto a presenza di criminalità organizzata, ma numeri e qualità delle organizzazioni criminali sono altissimi.I segnali con cui si tenta di rialzare la testa non mancano. Il clan Ciarelli - Di Silvio a Latina è una minaccia attuale. Ha influito sulle campagne elettorali passate, molto di più di quella del 2016. Però nulla emerge. Da quando, all’inizio degli anni 2000, saltava in aria con un’autobomba un Di Silvio ad oggi i rapporti con la politica dominante a Latina città sono stati costanti. I rapporti politici sono stati sempre chiari e precisi, perfino ostentati. Ci sono esponenti politici che hanno rivendicato la loro amicizia con Cha Cha. Dalla stampa si legge che due pentiti avrebbero parlato di rapporti del clan Ciarelli Di Silvio con esponenti della Lega. Si potrà finalmente far luce sui rapporti con la politica negli anni d’oro dell’ascesa del clan? Sono almeno 15 anni da indagare ma nulla trapela: politica, edilizia, riciclaggio, voto di scambio". 

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