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Venerdì, 9 Dicembre 2022
Cronaca

'Mafie nel Lazio', Latina territorio di scorribande criminali e economico-finanziarie

Il rapporto punta i riflettori sul legame tra clan e imprenditori: le inchieste su Gianluca Tuma, Pasquale Maietta e Sergio Cangemi

Esiste un legame molto stretto tra la presenza di gruppi criminali locali e il contesto socio-economico di Latina, un legame che si è sviluppato e consolidato nel tempo. Lo sottolinea il ‘Rapporto sulle mafie nel Lazio’ relativo al 2021 e al primo semestre 2022 mettendo in fila una serie di elementi investigativi che definiscono il quadro complessivo della situazione. “L’autunno del 2021 apre sul capoluogo pontino – si legge - una serie di squarci di notevole importanza al fine di un’analisi temporale del fenomeno della criminalità proiettato sui livelli economici. Si conclude la prima fase dell’indagine ‘Ottobre rosso’, che ruota attorno alla figura di GianlucaTuma, amico e socio in ambito sportivo di Costantino Di Silvio detto Cha Cha, il padre di Renato Pugliese, che è stato il primo pentito del clan Di Silvio. Lasciate alle spalle le conseguenze giudiziarie dell’inchiesta Don’t touch, Gianluca Tuma aveva ricominciato a lavorare sotto traccia per imbastire una nuova rete di prestanome e società, mettendo le mani su una realtà commerciale utile, ai suoi occhi, per inseguire l’ambizione di ramificare e moltiplicare i propri affari”.

Il rapporto sottolinea come il legame tra la criminalità e diversi livelli dell’economia pontina sia ormai una costante. E cita il filone bis dell’indagine ‘Arpalo’, la cui prima parte è già pendente davanti al Tribunale di Latina ed ha come principale imputato l’ex parlamentare Pasquale Maietta. Il processo sulla seconda parte dell’inchiesta a carico di 38 persone è iniziato a febbraio 2022 e contesta l’esistenza di un gruppo criminale organizzato, impegnato in attività criminali di riciclaggio in più di uno Stato, nel quale gli imputati, a vario titolo, in concorso fra loro e con altri soggetti rimasti ignoti impiegavano denaro in attività economiche e finanziarie provenienti da delitti tributari. Di fatto e dagli atti emerge che la provincia di Latina è terra buona per le scorribande di svariati sodalizi criminali. Infatti l’analisi riferita sia ai procedimenti giudiziari correnti che alle indagini conferma che il territorio del basso Lazio è stato oggetto di una espansione via via sempre più profonda e ramificata non soltanto ad opera di clan camorristici e del corrispondente insediamento dei relativi esponenti, ma anche di cosche di ‘ndrangheta, la cui presenza si è con il tempo estesa e strutturata, fino a determinare la compresenza su quel territorio di un coacervo di gruppi, la cui attività, fortemente caratterizzata dal metodo mafioso, ne ha segnato profondamente il tessuto economico- sociale ed anche politico”.

A dimostrazione dell’esistenza di tale situazione viene citata anche la sentenza di secondo grado a carico di Sergio Gangemi con la quale, oltre ad essere riconosciuta la responsabilità per la specifica estorsione attuata con metodo mafioso, si riporta una descrizione del personaggio Gangemi e di ciò che era ancor prima dell’estorsione, del successivo arresto e del sequestro del patrimonio. I giudici di secondo grado ricordano che a Gangemi veniva già contestata negli anni precedenti la creazione di un sistema criminale sul territorio della provincia di Latina che si avvaleva di società che erano utilizzate sia per commettere reati tributari di natura societaria, riciclaggio e reimpiego di denaro.... L’operato criminale dei Gangemi - scrivono - evoca il potere forte che si alimenta di un contesto familiare criminale ma anche dei legami con elementi di spicco della criminalità locale e della ‘ndrangheta calabrese, amplificando la capacità intimidatoria di atti violenti, in sé particolarmente eclatanti e pericolosi che, nel contempo, inducono le vittime a scegliere di non denunciare per evitare ripercussioni ulteriori”.

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