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Due esponenti del clan Di Silvio con il reddito di cittadinanza: indagine dei carabinieri

Si tratta di due donne, entrambe coinvolte nell'inchiesta Alba Pontina sul clan rom del capoluogo. Erano entrambe ai domiciliari ma si erano allontanate per andare al patronato

Indagine dei carabinieri del nucleo dell'Ispettorato del lavoro di Latina sul reddito di cittadinanza indebitamente richiesto da alcuni residenti del capoluogo. Nel mirino ancora una volta la famiglia Di Silvio e le domande presentate all'Inps in tempi diversi da due donne di due distinti nuclei familiari dello stesso clan.

Gli accertamenti hanno consentito di verificare che una di loro, A.D.S. le sue inziaili, al momento di presentare la richiesta per ottenere il reddito di cittadinanza era sottoposta al regime degli arersti domiciliari con provvedimento del tribunale di Roma nell'ambito dell'operazione Alba Pontina. Nello stesso nucleo familiare della donna erano finite in carcere cinque ersone mentre altre quattro, tutte donne, ai domiciliari. Nonostante questo, l'Inps ha concesso il reddito di cittadinanza da ottobre 2019.

La seconda persona è invece G.S.D.S., che aveva invece presentato una domanda separata per ottenere il beneficio a settembre del 2019. Il suo nucleo familiare era composto da tre persone, tra cui il marito detenuto in carcere nella stessa operazione Alba Pontina. 

Il reddito di cittadinanza era stato dunque concesso in frode del Decreto legge del 28 gennaio 2019 e con la disposizione che prevede che "salvo se il fatto non costituisca più grave reato, chiunque rende o utilizzare dichiarazioni o documenti falsi o attestanti cose non vere, ovvero omette informazioni dovute, ottenendo indebitamente il reddito di cittadinanza, è punito con la reclusione da due a sei anni".

Entrambe le richiedenti dunque sono accusate di evasione, in quanto erano detenute agli arresti domiciliari e si erano allontanate arbitrariamente per potersi recare nella sede del patronato Enac di Latina per compilare la domanda.

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