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Sangue infetto, paziente muore di epatite C dopo una trasfusione: giustizia dopo 46 anni

Le trasfusioni di sangue infetto avvenute all'ospedale di Velletri nel 1974. Il ministero condannato a pagare agli eredi 77.500 euro

Giustizia ottenuta dopo 46 anni. Il caso arriva da Latina e riguarda una donna deceduta 11 anni fa all'età di 70 anni per cirrosi epatica da epatite C, contratta in seguito a trasfusioni di sangue infetto avvenute nel 1974 all'ospedale di Velletri. Il tribunale di Latina ha condannato il ministero della Salute a pagare agli eredi un assegno di circa 77.500 euro come indennizzo per i soggetti danneggiati da sangue infetto.

I tre figli della donna hanno già ottenuto un primo e più ampio risarcimento di circa 1milione e 300mila euro dal Tribunale di Roma per i danni da loro subiti per la morte della loro madre. La donna aveva tentato inutilmente negli ultimi anni di vita una lotta contro il tempo per salvarsi sperando nella commercializzazione del farmaco salva-vita capace di eradicare il virus dell'epatite C. Ma solo nel 2013, a cinque anni dalla morte della 70enne pontina, il costosissimo farmaco Sofosbuvir-Sovaldi (la cura comprendeva cicli per circa 70-80.000 euro) divenne accessibile in Italia per i malati di epatite C con costi a carico del Servizio Sanitario Nazionale.

L'avvocato Renato Mattarelli a cui la donna aveva affidato l'incarico di iniziare la causa contro il Ministero della Salute ha dovuto sospendere l'attività giudiziaria dopo il decesso della 70enne per poi riassumerlo in favore dei tre figli della donna.

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