Spari in via Moncenisio: i colpi partiti da un revolver che non si trova

Il 18enne figlio di "Patatone" ha sparato ad altezza d'uomo verso un'auto scura che è poi ripartita in tutta fretta da via Moncenisio. Mistero sull'identità del bersaglio dei colpi

Non si trova ancora l'arma da cui sono partiti i cinque colpi esplosi l'altra sera in via Moncenisio, quartiere Gionchetto, dall'abitazione di Costantino "Patatone" Di Silvio. Si tratta probabilmente di un revolver, che al momento però gli investigatori della squadra mobile non sono riusciti a trovare nonostante perquisizioni e ricerche a tappeto in tutta la zona anche con l'ausilio delle unità cinofile. Il principale sospettato del misterioso agguato è finito in carcere poche ore dopo i fatti. Si tratta di Ferdinando Di Silvio detto "Pescio", figlio di Patatone e nipote di Ferdinando Di Silvio ucciso nel 2003 al lido di Latina per l'esplosivo piazzato sulla sua auto. Pescio, appena 18enne e incensurato, è una giovane leva della famiglia. Secondo gli investigatori ha sparato dal cortile della sua abitazione e il bersaglio potrebbe essere stato qualcuno all'interno di un'auto arrivata in via Moncenisio lunedì sera e poi ripartita in tutta fretta. Qualcuno che era andato a fargli visita e con il quale potrebbe poi essere nata una discussione o una lite. Due proiettili hanno colpito il vetro di una finestra al piano terra dell'abitazione di fronte, di proprietà di un commerciante del tutto estraneo ai fatti, e infranto il lunotto posteriore di un'auto parcheggiata.

Sull'identità del destinatario di quei colpi sparati ad altezza d'uomo è però ancora mistero. Gli investigatori non escludono che possa essersi trattato di più persone e ogni ipotesi resta aperta sul movente: una faida, una minaccia o una questione personale. Certo è che la famiglia Di Silvio, nonostante le numerose inchieste che hanno portato in carcere tutti i vertici del clan, continua ad avere armi a portata di mano e a disposizione delle nuove leve, che non esitano ad aprire il fuoco per risolvere i conflitti, a 10 anni di distanza dalla guerra criminale.

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Mentre le indagini continuano a ritmo serrato per ricostruire l'esatta dinamica dei fatti, da ieri i quartieri di Campo Boario e Gionchetto sono presidiati dalla polizia per controllare il territorio e prevenire una possibile reazione. 

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