Sabato, 20 Luglio 2024
Cronaca

Stragi di Capaci e via D'Amelio, incontro con gli studenti per "fare memoria"

Iniziativa della sezione pontina dell'Associazione magistrati il 3 febbraio presso la sala della Procura intitolata ai due giudici

A 30 anni dalle stragi di Capaci e di via D’Amelio in cui persero la vita i magistrati Francesca Morvillo, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, insieme agli uomini della scorta,  Vito Schifani Rocco Dicillo, Antonio Montinaro, Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina, anche la sezione pontina dell’Associazione Nazionale Magistrati ha organizzato un incontro non solo per commemorare questi tragici fatti che hanno segnato la storia d’Italia, ma anche e soprattutto per ricordare l’impegno quotidiano, la dedizione al lavoro ed il rifiuto di ogni condizionamento esterno di questi uomini e donne che sono rimasti fedeli ai valori della legalità e della giustizia.

Così il 3 febbraio alle ore 11 presso la sala Falcone-Borsellino della Procura della Repubblica di Latina si terrà un incontro aperto alla cittadinanza e, in particolare, ai più giovani, agli studenti dei licei e delle scuole superiori del capoluogo pontino per “fare memoria”, nella consapevolezza che il fenomeno mafioso non si contrasta solo nelle aule dei Tribunali, ma occorre una partecipazione attiva della società civile. All’evento parteciperanno anche il Presidente del Tribunale Caterina Chiaravalloti e il Procuratore della Repubblica Giuseppe De Falco.

“La cultura mafiosa si diffonde nelle coscienze al punto da condizionarne scelte e comportamenti nel quotidiano – sottolinea Anm in una nota - facendo credere che lo Stato, le Istituzioni siano assenti o offrano minori opportunità di successo. Per contrastare questa mentalità deve, pertanto, formarsi una cultura condivisa di fiducia nelle istituzioni, di rispetto delle regole, ma soprattutto di partecipazione alla vita della comunità rifuggendo dall’indifferenza e da atteggiamenti rassegnati sul futuro. Fare memoria, dunque, non già o non solo per raccontare ciò che è accaduto, ma anche per consegnare alle giovani generazioni una testimonianza di vita dedita alla costruzione di una società più giusta e più umana nel solco dell’insegnamento del giudice Falcone”.

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