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Gioielli, terreni e società con i soldi della droga: confiscato il patrimonio di Matteo Lombardi

L'uomo era stato arrestato nell'operazione Alba Pontina nel 2018 e poi morto dopo alcuni mesi in una comunità terapeutica

E' stata disposta la confisca del patrimonio riconducibile a Matteo Lombardi, arrestato a giugno del 2018 nell'ambito dell'operazione Alba Pontina che aveva portato in carcere i vertici del clan Di Silvio. Matteo Lombardi, 33 anni originario di Terracina, era però deceduto all'inizio del mese di dicembre 2018 mentre si trovava in una comunità terapeutica del Nord Italia. 

In una operazione congiunta tra polizia di Stato e guardia di finanza, a seguito di sentenza definitiva emessa dal Tribunale di Roma, è arrivata la confisca del patrimonio che era già stato sottoposto a sequestro lo scorso ottobre e ora definitivamente acquisito dallo Stato. Gli accertamenti patrimoniali hanno consentito di arrivare anche alla confisca di alcune società intestate a terze persone, in realtà prestanomi di Lombardi. Insieme alle società sono finiti sotto chiave anche natanti, veicoli, conti correnti bancari e numerosi preziosi tra i quali orologi Rolex e gioielli e un terreno di 3000 mtri quadrati sul quale era stata installata una piscina e una stalla con dei cavalli, mentre era già in fase di costruzione un immobile .

La richiesta di applicazione delle Mmisure di prevenzione patrimoniale era stata avanzata dal procuratore aggiunto della Procura della Repubblica di Latina Carlo Lasperanza, all’esito delle indagini che il magistrato ha diretto personalmente coordinando la  squadra di polizia giudiziaria del commissariato di Terracina e il  nucleo mobile della compagnia della guardia di finanza di Terracina. I due uffici investigativi, che su Lombardi, sorvegliato speciale avevano già raccolto elementi investigativi convergenti, erano stati delegati dalla Procura di Latina ad eseguire congiuntamente la complessa attività d’indagine su un grosso traffico di sostanze stupefacenti e sul relativo riciclaggio degli utili in attività "pulite" e nell'acquisto di beni, il tutto con la complicità di prestanome al vertice di società preposte al reimpiego degli illeciti profitti. Le indagini hanno messo in luce la gestione di una fiorente piazza di spaccio sul territorio di Terracina, che si avvaleva di vari punti di vendita, presenziati da vedette che segnalavano l’arrivo delle forze dell'ordine, e di alcune sale da gioco dove venive riciclato il denaro della droga.

In occasione dell'esecuzione della custodia cautelare in carcere era stato setacciato l'appartamento di Lombardi, fino a quel momento ritenuto un fortino inespugnabile per la presenza di impianti di videosorveglianza e la complicità delle vedette che avevano reso sempre infruttuoso ogni tentativo di eseguire perquisizioni impreviste. Gli investigatori erano così riusciti a trovare il nascondiglio, un’intercapedine del muro, in cui era annotata tutta la contabilità dello spaccio, documentazione falsa valida per l’espatrio, denaro in contante, monili in oro ed altri preziosi. Tra il materiale rinvenuto vi era anche la chiave di una cassetta di sicurezza all’interno di un Istituto di credito, intestata a una terza persona, che conteneva altri gioielli nonché materiale documentale che, a conferma delle indagini fin a quel momento parallelamente svolte dalla Guardia di Finanza, riconduceva la gestione di società ed attività commerciali, fittiziamente intestate a prestanomi.

Una moto d’acqua, che fa parte del patrimonio confiscato, è stata assegnata in donazione e consegnata all’Associazione Nazionale di Salvamento – Guardia Costiera Ausiliaria onlus che la utilizzerà per i fini sociali.

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