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Mercato nero dei reperti archeologici: da Crotone perquisizioni anche a Latina

L'inchiesta condotta dai carabinieri di Cosenza per la tutela de patrimonio culturale: 23 le misure cautelari. Blitz in molte province italiane

Danneggiamento del patrimonio archeologico dello Stato, ricettazione ed esportazione illecita di beni culturali appartenenti allo Stato. L'inchiesta è partita dalla Procura di Crotone e ha portato a 23 misure cautelari eseguite dal comando dei carabinieri di Cosenza per la tutela de patrimonio culturale tra la Calabria, la Lombardia, l'Umbria e la Campania. 

Diverse perquisizioni sono state però eseguite in diverse province italiane, tra cui Latina, ma anche Bari, Bolzano, Caserta, Catania, Catanzaro, Ferrara, Frosinone, Matera, Milano, Perugia, Potenza, Ravenna, Reggio Calabria, Roma, Siena, Terni e Viterbo. Grazie alla collaborazione delle forze dell'ordine estere le perquisizioni hanno toccato anche alcune località di Francia, Germania, Inghilterra e Serbia. I magistrati di Crotone hanno rilevato l'esistenza di una vera e propria 'Criminalità archeologica crotonese' molto radicata sul territorio e pronta a saccheggiare il patrimonio archeologico della Calabria, commercializzando in Italia e all'estero molti reperti.

Il territorio di riferimento degli scavi illeciti era prevalentemente quello di Isola Capo Rizzuto. Le indagini sono state avviate nel 2017 con una serie di accertamenti in alcuni scavi clandestini in varie aree archeologiche. Al vertice dell'organizzazione gli inquirenti hanno individuato Giorgio Salvatore Pucci, 59 anni di Cirò Marina, e Alessandro Giovinazzi, 30 anni di Scandale, ritenuti esperti conoscitori dei luoghi in cui reperire il materiale archeologico.

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