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Sabato, 29 Gennaio 2022
Cronaca

Il vescovo Mariano Crociata incontra le famiglie del centro Al Karama

L'occasione è stata quella della V Giornata mondiale dei poveri che si celebrerà domenica in tutte le chiese. Accanto al vescovo il direttore della Caritas Migrantes Angelo Raponi

Il vescovo Mariano Crociata ha fatto visita oggi, 12 novembre alle famiglie che abitano nel campo Al Karama a Borgo Bainsizza. Una visita in occasione della V Giornata mondiale dei poveri, voluta da Papa Francesco e che si celebrerà domenica prossima in tutte le chiese del mondo. Il vescovo, accompagnato dal direttore della Caritas/Migrantes diocesana Angelo Raponi e da alcuni volontari che seguono il campo, si è intrattenuto con alcune delle 35 famiglie che vivono nel campo in una situazione di assoluto degrado. Ha visitato le baracche e ascoltato le storie delle persone, fatte di precarietà estrema. Tutti sono apparsi consapevoli di non essere accettati da parte del territorio circostante  e di subire un pregiudizio. IL campo accoglie da anni famiglie di rom e sinti, molti sono anche cittadini italiani altri sono invece nomadi provenienti dalla Romania, ovviamente da zone altrettante povere.

A queste famiglie il vescovo Crociata ha donato generi di prima necessità e alcuni dolci per i bambini, doni simbolici che si affiancano al servizio più complesso e continuo nel tempo assicurato dai volontari della Caritas/Migrantes diocesana. Dopo circa un?ora il saluto di commiato, con la promessa che le istanze raccolte non saranno dimenticate appena rientrati negli uffici della curia vescovile.

Al termine di questa visita il direttore della Caritas Angelo Raponi ha commentato: "Il nome Al Karama in italiano vuol dire dignità. Credo che la visita di monsignor Crociata voglia prima di tutto affermare la dignità delle persone che abitano il campo - ha spiegato - Al di là di tutte le retoriche possibili, i pregiudizi, o i giudizi scontati, queste persone, adulti e bambini, sono fratelli e sorelle preziosi, una ricchezza nella società. Condividono il nostro territorio e sperano di condividere la nostra Costituzione, fondata sui diritti umani e civili. Sperano quindi di essere riconosciuti come fratelli e come cittadini, sperano di poter dare istruzione ai loro figli e chiedono il diritto di essere sé stessi. Mi auguro che questi loro legittimi auspici possano trasformarsi in certezze per la loro dignità di essere umani".

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