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Cronaca

Bancarotta Midal, l'accusa chiede condanne per 34 anni di carcere

Nel processo per il crack del gruppo chiesti 10 anni per Rosanna Izzi e sei per Paolo Barberini. Assoluzione per i membri del collegio sindacale e due imprenditori

Quasi 34 anni di carcere. Questa la richiesta del pubblico ministero Andrea D’Angeli nell’udienza del processo per il fallimento del gruppo Midal che vede sul banco degli imputati l’ex amministratore delegato  Paolo Barberini, il revisore addetto al controllo contabile Sandro Silenzi,  il presidente del collegio sindacale, Sergio Gasbarra, il presidente del consiglio di amministrazione Rosanna Izzi, i sindaci Pietro Gasbarra e Stefano Pisanu, gli imprenditori Piero e Antonio Bova e Giuseppe Piscina, il marito della Izzi, Giacomo Pontillo, tutti chiamati a rispondere di bancarotta fraudolenta.

L’accusa, in una requisitoria durata oltre due ore che ha ricostruito i diversi passaggi che hanno portato al fallimento del gruppo alimentare e all’arresto nel febbraio 2013 all’arresto dei vertici della società, ha chiesto la condanna a 10 anni di carcere per la Izzi, a 7 anni per Silenzi, a 6 anni per Barberini, a 7 anni e mezzo per Sergio Gasbarra, a 3 anni e quattro mesi per Pontillo. Richiesta invece l’assoluzione per Pisanu, Piscina, Piero Gasbarra perchè il fatto non costituisce reato; assoluzione per intervenuta prescrizione per Piero Bova, Antonio Bova.

La parola poi è passata agli avvocati Gugliemo Raso, Valentina Macor e Claudio Cardarello che si sono costituiti parte civile 59 ex lavoratori dei supermercati del gruppo assistiti e che si sono riportati alle richieste del pubblico ministero.

L’udienza è stata aggiornata al 21 dicembre quando parleranno i legali degli imputati, gli avvocati Luca Giudetti, Renato Archidiacono, Leone Zeppieri prima che il Tribunale presieduto da Gian Luca Soana entri in camera di consiglio per la sentenza.

 Secondo gli investigatori gli imputati a vario titolo, dissimulando sin dal 2005 lo stato di gravissima difficoltà che sarebbe poi sfociata nel dissesto e compiendo una serie di operazioni, con la complicità degli organi di controllo, avrebbero distratto dall’attivo della società enormi somme di denaro – oltre dieci milioni di euro - a tutto danno dei creditori. Il tutto utilizzando la falsificazione del bilancio, lo spostamento di denaro all’estero sotto forma di consulenze pagate per prestazioni mai ricevute, l’acquisto di un immobile da una società controllata dalla stessa Midal.

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