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foto scattate durante il blitz della scorsa estate  di Goletta Verde

foto scattate durante il blitz della scorsa estate di Goletta Verde

Carcere di Santo Stefano, anche Legambiente chiede il recupero: finanziamenti a rischio

Necessario intervenire entro il 2020 per non perdere il finanziamento stanziato dal Governo pari a 70 milioni di euro

Negli ultimi anni ci sono state proposte per il recupero, interpellanze parlamentari, promesse e annunci.Ma niente di veramente concreto. Ora si chiede a gran voce di passare dalle parole ai fatti e di salvare il carcere di Santo Stefano. Lo fa anche il circolo di Legambiente del Sud Pontino, per voce del suo presidente Dino Zonfrillo.

legambiente carcere 2-2

“Il Comune di Ventotene – spiega l'esponente ambientalista - negli ultimi anni nonostante le esigue risorse si è sforzato per consentire visite guidate alla ex struttura carceraria e promuovere convegni. Anche Legambiente si unisce alla campagna di sensibilizzazione come ultimamente già fatto durante la tappa di Goletta Verde lo scorso agosto a Ventotene con blitz a Santo Stefano a cui ha partecipato anche Legambiente Lazio e Legambiente Sud Pontino, denunciando più volte lo stato di abbandono e chiedendo di intervenire per risanare e preservare un bene prezioso a cui è legata la storia del nostro paese e dell’intera Europa che ha visto proprio a Ventotene muovere i primi passi verso la realizzazione della Comunità Europea. Sono stati stanziati dal Governo Italiano ingenti somme, pari a quasi 70 milioni di euro e se non verranno utilizzati i progetti entro il 2021 saranno accantonate per altri usi decretando definitivamente la fine di un bene così significativo dal punto di vista ambientale, storico e umanitario”.

Dal 1965 il carcere, un edificio con 99 celle fatto costruire da Ferdinando IV, è abbandonato.  A Santo Stefano furono imprigionati tra gli altri lo scrittore Luigi Settembrini, il brigante Carmine Crocco, gli anarchici Gaetano Bresci e Giuseppe Mariani; il futuro presidente della Repubblica Sandro Pertini; Ezio Barbieri e Benito Lucidi, l'unico a riuscire ad evadere, nel 1960.

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