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Giovedì, 19 Maggio 2022
Cronaca Borgo Faiti

Borgo Faiti, piante di marijuana nascoste in un campo di mais

La Guardia di Finanza scopre una coltivazione di cannabis all'interno di una piantagione di granturco. In manette un agricoltore incensurato: "Era un modo per superare la crisi"

Volevo cercare di superare la crisi economica”. Con questa motivazione un agricoltore incensurato di Latina - A. G., 35 anni - ha provato a spiegare agli uomini della Guardia di Finanza, che lo hanno arrestato, perché ha deciso di darsi a una coltivazione alternativa. Anzi, stupefacente. Le fiamme gialle di Terracina hanno infatti scoperto una coltivazione di quasi 200 piante di cannabis - guarda il video del sequestro - all'interno di un campo di mais nella zona di Borgo Faiti.

Quello che sembrava un normale campo di granturco in una delle tante aziende agricole della provincia di Latina era invece una coltivazione di marijuana in piena regola. Circa mille metri quadri di piante alte oltre due metri, per un peso complessivo di circa 600 chili. Tutte rigogliose e ben curate, ormai prossime alla completa maturazione e quasi pronte per il raccolto: avrebbero fruttato circa mezzo milione di euro.

La scoperta portata a termine dalla Guardia di Finanza di Terracina è stata ovviamente fatta con il supporto di un elicottero, proveniente dalla sezione aerea di Pratica di Mare. Il proprietario del terreno, incensurato, non ha nascosto le sue responsabilità e ha spiegato ai finanzieri di aver avviato l’attività illecita per cercare di superare la crisi economica del momento.

Ora però l'agricoltore rischia grosso: dovrà rispondere di coltivazione di sostanze stupefacenti. È stato condotto nel carcere di Latina. Le piante di cannabis sono state estirpate su disposizione dell’autorità giudiziaria di Latina e sottoposte a sequestro in attesa delle analisi chimiche sul principio attivo thc contenuto nelle foglie, per poi essere distrutte.

Le indagini delle fiamme gialle di Terracina proseguiranno per verificare se l’avventato contadino abbia fatto tutto da solo o se lo stesso sia una pedina di una più vasta organizzazione criminale che avrebbe commissionato la coltivazione illecita e curato le fasi successive al raccolto dell’“erba” sino allo spaccio ai consumatori finali. “Tale circostanza – spiegano gli uomini della Gdf - non è da escludere anche in relazione ai recenti episodi delittuosi che hanno interessato l’area pontina e che appaiono indicativi del livello di infiltrazione criminale del territorio”.

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