Muore anziana malnutrita e abbandonata in casa alloggio: è omicidio volontario. Condannati a 14 anni

La vittima era in condizioni gravissime, disidratata e con piaghe da decubito al quarto stadio. Una sentenza storica, la prima in Italia, quella emessa dalla Corte d'Assise del Tribunale di Latina

Quattro condanne per omicidio volontario, a 14 anni di reclusione, per la morte di una donna ospite della Casa alloggio per anziani Villa Sant’Andrea di Aprilia.

Una sentenza storica, la prima in Italia, quella emessa dalla Corte d’Assise del Tribunale di Latina, presieduta dal giudice Nicola Iansiti, a carico del proprietario della casa alloggio Alfio Quaceci, di due operatrici socio sanitarie, Maria Rosaria Moio (quest’ultima condannata a 14 anni e un mese) e Noemi Biccari e di un’infermiera professionale, Georgeta Palade.  

Secondo il capo d’imputazione, l’anziana, che non poteva camminare a causa di una frattura del femore, affetta da problemi cardiaci e morbo di Alzheimer, era stata praticamente abbandonata a se stessa. Rimasta “per lungo tempo immobile, senza idonea terapia motoria e senza che nessuno verificasse che si alimentasse e idratasse adeguatamente”. Non erano stati  inoltre messi  in atto gli accorgimenti necessari per evitare la formazione di piaghe da decubito, che erano anzi degenerate fino al quarto stadio, il più grave.

L’accusa ha ricostruito inoltre la volontà degli operatori della struttura di nascondere ai parenti della donna che le facevano visita le sue reali condizioni di salute, “coprendola fino al collo con delle coperte e dicendo che non si poteva scoprirla”. Era stato addirittura negato al suo medico di base, chiamato dalla nipote, di poterla visitare. Per questa ragione era stato quindi ritardato un ricovero in un ospedale, avvenuto poi il 12  giugno del 2010. Al nosocomio di Anzio vennero diagnosticate “condizioni generali gravissime: cute disidratata, malnutrizione e lesioni da decubito” ormai andate in necrosi.

Quattro giorni più tardi l’anziana era deceduta. La nipote e la sorella della vittima avevano quindi denunciato la struttura e gli operatori e ora, assistiti dagli avvocati Renato Archidiacono e Silvia Siciliano, hanno ottenuto giustizia.

Due sono state invece le assoluzioni: per Luciana Liberti, addetta alla cura degli anziani, e Carmelina Maggiordomo operatrice tecnica addetta all’assistenza.

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“Siamo molto soddisfatti di questa sentenza storica – spiega l’avvocato Archidiacono – perché restituisce giustizia a questa donna e ai suoi familiari”.  

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