Morti bianche, nel Lazio 53 vittime sul lavoro nel 2015

Sono i numeri più recente elaborazione dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro Vega Engineering di Mestre sulla base di dati Inail. In Italia nei primi 9 mesi di quest’anno hanno perso la vita 626 persone, il 10% in più del 2014

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di LatinaToday

L’emergenza morti bianche in Italia continua. E a raccontarcelo è l’incremento della mortalità: +10% da gennaio a settembre 2015 rispetto allo stesso periodo del 2014. Nei primi nove mesi di quest’anno hanno perso la vita 626 persone in occasione di lavoro, mentre lo scorso anno erano 569. Vale a dire 57 vittime in più nel 2015 rispetto al 2014. E il bilancio dei decessi sul lavoro arriva a 856 vittime contando anche gli infortuni mortali avvenuti in itinere. (Erano 754 nel 2014).

A narrare il tragico scenario è la più recente elaborazione dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro Vega Engineering di Mestre sulla base di dati Inail. “Una lente d’ingrandimento che, mese dopo mese, porta alla concretizzazione di un’emergenza che non conosce evidentemente alcuna tregua – sottolinea l’Ingegner Mauro Rossato, Presidente dell’Osservatorio – ma che ci auguriamo possa contribuire ad una virtuosa riflessione della classe politica su questo tema che è, a tutti gli effetti, una piaga sociale incapace di rimarginarsi. Anzi”.

Intanto la Lombardia continua a detenere il triste primato del numero di vittime registrate in occasione di lavoro (94); seguono: la Campania (62), la Toscana (59), il Lazio (53), il Veneto (52), l’Emilia Romagna (48), la Sicilia e il Piemonte (46). E poi ancora: la  Puglia (38), le Marche (22), l’Abruzzo (20), l’Umbria (16), il Trentino Alto Adige (15), il Friuli Venezia Giulia, la Calabria, la Sardegna e la Liguria (10), il Molise (9) e la Basilicata (6).

Sul fronte del rischio di mortalità rispetto alla popolazione lavorativa per macroaree, è ancora il Sud ad emergere con il dato peggiore con un indice di incidenza di 42,2 contro una media nazionale di 27,9. Seguono: il Nordest (40,9), le Isole (29,9), il Nord Ovest (22,1) e il Centro (20,6). A livello regionale, invece, nei primi nove mesi del 2015 è il Molise che continua ad indossare la maglia nera con un indice che arriva addirittura a 90,5. Ed è sempre seguito dall’Umbria (44,6) e dall’Abruzzo (40,8).

Osservando, poi, i settori più colpiti dall’emergenza, si scopre che quello delle costruzioni conta ancora il maggior numero di vittime (sono 85, pari al 13,6 per cento del totale degli infortuni mortali). Al secondo posto le attività manifatturiere (12 per cento delle vittime); al terzo posto trasporto e magazzinaggio (9,3 per cento). Al quarto, invece, troviamo il Commercio all’ingrosso e al dettaglio, riparazione autoveicoli e motocicli con il 6,4 per cento delle vittime.

Sempre quarantenni e cinquantenni i lavoratori più spesso coinvolti dagli infortuni mortali. Per la precisione il 35,1% di tutte le vittime del Paese aveva un’età compresa tra i 45 e i 54 anni (220 lavoratori) e il 24 per cento tra i 55 e i 64 anni (150 casi). Ma l’incidenza di mortalità più elevata rispetto alla popolazione occupata è quella degli ultrasessantacinquenni con un indice di 191,6.

Le donne che hanno perso la vita nei primi nove mesi dell’anno in occasione di lavoro sono state 33. Gli stranieri deceduti sul lavoro sono 98 pari al 15,7 per cento del totale.
A livello provinciale è Roma a guidare la triste classifica con 30 morti bianche, seguita da: Milano (26), Napoli (23), Bari (21), Brescia (18), Salerno (17), Torino (16), Palermo (13), Cuneo e Perugia (12), Ravenna e Firenze (11), Benevento, Pisa, Reggio Emilia, Treviso (10).

(Tutti i dati sono disponibili sul sito www.vegaengineering.com ). 
 

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