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Venerdì, 24 Marzo 2023
La sentenza

‘Ndrangheta: condanne per oltre 260 anni in abbreviato. Riconosciuta l’associazione mafiosa

Il processo nei confronti di alcuni degli arrestati nell’ambito all’operazione Tritone; confermato l’impianto accusatorio dei pm della Dda di Roma. Ad aprile il processo per gli imputati che hanno scelto il rito ordinario

Condanne per oltre 260 anni di carcere e il riconoscimento dell'associazione di tipo mafioso: questo l’esito del processo con rito abbreviato sulle infiltrazioni della ‘ndrangheta nei territori di Anzio e Nettuno. Il procedimento, nei confronti di 34 imputati che hanno scelto appunto il rito abbreviato, è figlio dell’inchiesta, coordinata dai procuratori aggiunti Michele Prestipino e Ilaria Calò con i pubblici ministeri Giovanni Musarò, Francesco Minisci e Alessandra Fini, che nel febbraio dello scorso anno aveva portato all’operazione Tritone con l’arresto eseguito dai carabinieri del Nucleo Investigativo della Capitale di 65 persone - sette delle quali gravitavano o erano residenti nel territorio di Aprilia -. 

Le condanne

L’inchiesta aveva consentito di accertare l'esistenza di due distinti gruppi criminali, distaccamenti delle 'ndrine di Santa Cristina d'Aspromonte, in provincia di Reggio Calabria, e di Guardavalle, in provincia di Catanzaro, ai cui vertici c’erano Giacomo Madaffari, Davide Perronace e Bruno Gallace. Il gup, con la sentenza emessa ieri nell’aula bunker di Rebibbia, che ha visto il riconoscimento del 416bis, ha condannato a 20 anni tra gli altri, Bruno Gallace, Vincenzo Italiano, Gregorio Spanò e Fabrizio Schinzari e ha rinviato a giudizio un’altra trentina di imputati, tra cui Madaffari, che hanno scelto il rito ordinario. 

Le indagini

Le indagini avevano fatto emergere l’esistenza di due associazioni finalizzate al narcotraffico e che per rafforzare il proprio potere sfruttavano la consolidata capacità di importare ingenti quantitativi di cocaina dal Sud America; i clan della ‘ndrangheta puntavano a “colonizzare” il litorale romano tentando anche di infiltrarsi nelle amministrazioni locali attraverso la gestione e il controllo di attività economiche nei più svariati settori, da quello ittico alla gestione e smaltimento dei rifiuti. In seguito all’inchiesta della Procura capitolina, lo scorso novembre i comuni di Anzio e Nettuno erano poi stati sciolti per mafia.

Confermato l'impianto accusatorio della Dda

In totale, in abbreviato, il gup ha quindi inflitto oltre 260 anni di carcere, confermando l’impianto accusatorio dei pm della Dda di Roma; nel processo si sono costituite parti civili la Regione Lazio e l’associazione Antonino Caponnetto. Per un’altra trentina di imputati rinviati ieri a giudizio il processo si aprirà il prossimo 6 aprile.

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