Omicidio Buonamano, Giuseppe “Romolo” Di Silvio condannato a 25 anni

La Corte d’Assise d’Appello di Roma ribalta la prima sentenza di assoluzione in secondo grado che era poi stata annullata dalla Cassazione. Per lo stesso delitto condanna definitiva a 20 per il nipote di Romolo, Patatone

Giuseppe "Romolo" Di Silvio

E’ stato condannato a 25 anni di reclusione Giuseppe Di Silvio detto "Romolo" nell’ambito del nuovo processo di appello per l’omicidio di Fabio Buonamano, ucciso nel gennaio del 2010 in via Monte Lupone a Latina.

Sentenza ribaltata, dunque, in questo nuovo giudizio emesso ieri pomeriggio dalla II Corte d’Assise d’Appello di Roma, presieduta da Luigi Luca: è infatti la seconda volta che la vicenda finisce al vaglio dei giudici d’appello.

In primo grado nel giugno del 2012 Romolo Di Silvio era stato condannato a 30 anni di reclusione dalla Corte d’Assise di Latina; la sentenza fu ribaltata in secondo grado con la III Corte d’Assise d’Appello di Roma che assolse l’uomo con la formula “per non aver commesso il fatto”.

La Cassazione ha però ribaltato tutto, annullando il giudizio d’appello e rinviando il processo a una nuova Corte che ieri ha deciso per la condanna di Giuseppe Romolo Di Silvio a 25 anni di reclusione, con l’esclusione della contestata recidiva.

Per lo stesso omicidio è stato condannato Costantino di Silvio, detto Patatone e nipote di Romolo, reo confesso, che scelse di essere giudicato con il rito abbreviato (20 anni in Cassazione) e che fin dall’inizio ha cercato di scagionare lo zio sostenendo di avere fatto tutto da solo, nel corso di un litigio, poi degenerato, per la restituzione di circa cinquemila euro. Per l’accusa, invece, l’omicidio maturò nell’ambito del controllo degli affari criminali nel capoluogo.

Fabio Buonamano, Bistecca, fu ucciso a Latina il 26 gennaio 2010 in via Monte Lupone, nel quartiere Gionchette, segnando uno dei momenti più alti di quella che allora fu definita una “guerra criminale”; l’uccisione di Bistecca avena subito dopo il tentato omicidio di Carmine Ciarelli e il delitto di Massimilano Moro. 

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