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Omicidio di Desiré Mariottini, le scuse di un imputato nella prima udienza del processo in Corte di Assise

La difesa ha sollevato una eccezione sulla mancanza del traduttore, si torna in aula il 15 gennaio

Si è aperto questa mattina davanti alla Corte di Assise di Roma presieduta da Paola Roja il processo a carico dei quattro stranieri chiamati a rispondere della morte di Desirée Mariottini.

Yussef Salia, Alinno Chima, Mamadou Gara e Brian Minthe sono chiamati a rispondere di omicidio volontario, violenza sessuale aggravata e cessione di stupefacenti a minori in relazione a quanto accaduto il 19 ottobre dello scorso anno all’interno dell’edificio di via dei Lucani nel quartiere San Lorenzo dove la 16enne di Cisterna morì dopo una lunga agonia. "Non sono responsabile della morte di questa ragazza, chiedo perdono e scusa alla madre e alla famiglia e rispetto il loro dolore". A parlare è stato Yussef Salia che ha annunciato l'intenzione di ritirare la denuncia presentata contro i genitori di Desirée per omessa vigilanza sulla giovane.

I legali di Mamadou Gara ha sollevato una eccezione relativa all’assenza di un interprete durante l'incidente probatorio dell’8 ottobre scorso quando erano stati ascoltati numerosi testimoni ed ha sostenuto la nullità degli atti svolti in quella sede.

La Corte si è riservata di decidere ed ha rinviato all’udienza del 15 gennaio prossimo. Nel processo, oltre ai genitori, alla sorella e ai nonni di Desirée si sono costituiti parte civile il Comune di Roma, la Regione Lazio, Telefono Rosa e le associazioni 'Insieme con Marianna' e 'Dont'tworry- Noi possiamoOnlus'. 

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