Omicidio Marino, faida scissionista? Forse tradito da un guardaspalle

Caccia ai killer del boss camorrista, ucciso giovedì sul lungomare di Terracina. Un uomo fidato l'avrebbe tradito: sullo sfondo la guerra tra le cosche di Scampia e Secondigliano

Un'esecuzione per punire “Moncherino” e mandare un messaggio nella strisciante guerra criminale in terra di Gomorra. Mentre si intensificano gli sforzi degli inquirenti per trovare i killer di Gaetano Marino, ucciso giovedì pomeriggio sul lungomare di Terracina, in un agguato teso in pieno giorno a poca distanza dalla massa di villeggianti, trova conferme l'ipotesi di una vera e propria trappola ai danni del boss di Scampia. Gli investigatori stanno ricostruendo gli elementi dell'eclatante regolamento di conti che la camorra ha voluto consumare sui lidi pontini, dove Marino era solito soggiornare da anni per le vacanze.

Intanto sullo sfondo, secondo quanto riportato dal quotidiano Il Mattino, rischia di riaprirsi un'escalation di sangue nella faida tra le cosche di Scampia e Secondigliano. L'omicidio del boss Marino, che assieme al fratello Gennaro “Mc Kay” era considerato uno dei capi carismatici del sanguinario gruppo camorristico, sarebbe quindi una punizione per aver tradito l'alleanza storica degli scissionisti.

LE INDAGINI SULL'AGGUATO. La Procura di Latina sta coordinando le indagini che le forze dell'ordine portano avanti per ricostruire il quadro dell'agguato e arrivare ad arrestare gli autori dell'omicidio di Gaetano Marino. Un compito fondamentale non solo per chiarire la dinamica della clamorosa esecuzione avvenuta sul lungomare Circe due giorni fa, ma anche per studiare gli effetti a catena di un agguato che rischia di avere pesanti ripercussioni nella guerra tra clan. E l'indagine, condotta dal sostituto procuratore Eleonora Tortora, potrebbe presto passare di mano alla Direzione investigativa antimafia di Roma.

Gli investigatori stanno cercando di capire che fine abbia fatto uno dei due guardaspalle che accompagnavano Marino: sarebbe stato lui a rispondere alla telefonata che ha condotto l'ex leader scissionista sul luogo dell'agguato. Qui è stato raggiunto dal killer che ha scaricato su di lui tutto il caricatore di una calibro 9x21 semiautomatica: sedici colpi, di cui otto andati a segno colpendo il boss al torace e al volto. È quanto è emerso nel corso dell'autopsia svolta ieri.

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