Omicidio Marino, due pentiti raccontano in videoconferenza l’eliminazione del boss

Pasquale Riccio e Giuseppe Ambra ascoltati in aula dalla Corte d’Assise. Le armi nascoste nel vano dell’air bag dell'auto. Il delitto nell'agosto del 2012 a Terracina

Sono stati due pentiti della camorra a ricostruire alcuni aspetti dell’omicidio di Gaetano Marino, il boss ucciso in un agguato sul lungomare di Terracina nell’agosto 2012.

Nell’aula della Corte di Assise del Tribunale di Latina Pasquale Riccio e Giuseppe Ambra collegati in videoconferenza hanno raccontato la loro partecipazione all’eliminazione del leader degli scissionisti, fatto del quale sono sul banco degli imputati Arcangelo Abbinante, ritenuto l’esecutore materiale del delitto, Giuseppe Montanera, presunto componente del commando, Carmine Rovai e Salvatore Ciotola, che avrebbero fornito appoggio logistico ai sicari.

I quattro, difesi dagli avvocati Giuseppe Lauretti, Fabio Greco, Claudio Davino, De Rosa e Quatrana, sono accusati a vario titolo di omicidio volontario aggravato, detenzione illecita di armi e utilizzo di queste in luogo pubblico. Riccio ha ricostruito alcuni aspetti logistici dell’organizzazione dell’omicidio, in particolare l’avere procurato una delle due auto utilizzate dal gruppo che aveva due covi a Terracina. Il collaboratore di giustizia ha spiegato che una delle vetture, una Fiat Palio, era stata addirittura modificata e al posto dell’air bag era stato ricavato un nascondiglio per le armi da trasportare. Ambra, componente del clan Abate-Abbinante all’interno del quale per gli inquirenti è maturato l’omicidio, ha invece raccontato che dell’omicidio si era parlato una decina di giorni dopo a Napoli nel corso di una riunione del gruppo criminale mandante dell’agguato: a raccontare cosa era accaduto sul litorale di Terracina erano stati Abbinante e Montenera.

Si torna in aula il 20 settembre prossimo per il controesame dei due collaboratori di giustizia da parte della difesa. 

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