Venerdì, 19 Luglio 2024
Cronaca

Uccise la suocera, Zappalà condannato a 21 anni e sette mesi di carcere

L'uomo aveva aggredito e lasciato morire Nadia Bergamini, 70enne invalida, in una appartamento a via Casorati. L'accusa aveva chiesto l'ergastolo

Pena ridimensionata rispetto alla richiesta dell’accusa che aveva sollecitato il massimo della pena, l’ergastolo. Invece Antonino Zappalà, il 46enne accusato dell’omicidio della suocera Nadia Bergamini, 70enne e invalida, uccisa a gennaio dello scorso anno all’interno dell’appartamento in zona Morbella dove entrambi abitavano, è stato condannato a 21 anni e sette mesi di reclusione.

Il verdetto è arrivato questo pomeriggio a conclusione dell'ultima udienza del processo quando la Corte di assise di Latina presieduta da Gianluca Soana dopo circa due ore e mezza di camera di consiglio è rientrata in aula e ha letto la sentenza: all'uomo, che era chiamato a rispondere di omicidio volontario, lesioni nei confronti del padre che all'apoca dei fatti viveva con loro ed era stato picchiato e ancora di resistenza a pubblico ufficiale, sono state concesse le attenuanti generiche. Prima che la Corte entrasse in camera di consiglio avevano parlato gli avvocati di parte civile Antonio Orlacchio, Marta Censi e Leonardo Palombi. Zappalà che assistono le due figli della vittima associandosi alla richiesta di ergastolo del pubblico ministero Marco Giancristofaro e poi  il legale di Zappalà, l’avvocato Antonio Messina, che aveva concluso chiedendo la derubricazione da omicidio volontario a preterintenzionale e l’assoluzione per gli altri due capi d’imputazioni. In subordine, il minimo della pena e le attenuanti generiche.

Per il 46enne di origni siciliane che si trova in carcere da gennaio 2022 è arrivata anche l’interdizione dai pubblici uffici mentre alle figlie della Bergamini - una delle quali all'epoca era la compagna dell'omicidia - è stata riconosciuta una provvisionale di 50mila euro ciascuna mentre l'ammontare del risarcimento complessivo del danno sarà quantificato in sede civile.

Alla lettura della sentenza erano presenti sia l'imputato che enytrambe le figlie della vittima.

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