Omicidio del sarto a Terracina, chiesta la conferma della condanna a 30 anni per i due fidanzati

La requisitoria del Procuratore generale in Corte d’Appello: “Nessuna attenuante, fatto particolarmente crudele”

Il luogo del ritrovamento del cadavere

Trenta anni di reclusione ciascuno vale a dire la conferma della condanna di primo grado che ha riconosciuto Fabrizio Faiola e Georgeta Vaceanu colpevoli dell’uccisione di Umberto Esposito, il sarto 82enne trovato morto, legato e incappucciato, nelle campagne di Terracina il 24 marzo 2017.

Questa la richiesta formulata ieri dal Procuratore generale nel processo di secondo grado davanti alla Corte di Assise di Appello di Roma. Georgeta Vaceanu, rumena di 24 anni, e il suo compagno di Fondi, Fabrizio Faiola, 35, nel settembre 2018 erano stati riconosciuti colpevoli di omicidio, sequestro di persona e rapina aggravata nel processo svoltosi con rito abbreviato dal giudice per le udienze preliminari nel settembre 2018.

La vittima si era allontanata dalla sua casa di Roma il 15 marzo 2017 per andare a un appuntamento a Latina e non aveva più fatto ritorno. I familiari ne avevano denunciato la scomparsa e le indagini dei carabinieri si erano subito concentrate sulla giovane rumena che Esposito aveva preso a lavorare con sé. Dopo il ritrovamento del cadavere, la 24enne era stata arrestata insieme al fidanzato di Fondi ed era così emerso che la coppia aveva sequestrato l’imprenditore, aveva utilizzato le sue carte di credito per prelevare denaro e incassare alcuni assegni e poi, dopo la sua morte per asfissia, si erano sbarazzati del corpo abbandonandolo nelle campagne di Terracina. Nella sua requisitoria di ieri il Procuratore generale ha sottolineato la particolare crudeltà del comportamento degli imputati spiegando che non meritano alcuna attenuante rispetto alla condanna a trenta anni di carcere della sentenza di primo grado. Si torna in aula il 5 febbraio quando la parola passerà agli avvocati della difesa.

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