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Mercoledì, 18 Maggio 2022
Cronaca

Omicidio Vaccaro, Alex Marroni: “Non l’ho ucciso io”

Il legale del giovane, ritenuto l'esecutore materiale, ha cercato di dimostrare come il colpo mortale non sia stato esploso dal suo assistito. Ieri anche la discussione dei legali di Peruzzi e Toselli. Lunedì la sentenza

Si è conclusa ieri la fase delle arringhe difensive per i sei ragazzi imputati nell'ambito dell'omicidio del giovane Matteo Vaccaro, ucciso due anni fa al Parco Europa, due giorni dopo una lite avvenuta fuori al suo locale di famiglia. In una delle ultime udienze il pubblico ministero aveva formulato le richieste di condanna. Per l'intera giornata si sono susseguite le discussioni degli avvocati Domenico Oropallo, per la posizione di Paolo Peruzzi, Angelo Palmieri per Gianfranco Toselli, Gaetano Marino per quella di Alex Marroni.

Quest’ultimo, ritenuto l'esecutore materiale del delitto, ha presentato ai giudici di Corte D'Assise una memoria in cui spiega il suo vissuto e le problematiche che hanno sempre caratterizzato il suo percorso di vita, rilasciando in aula anche una dichiarazione spontanea di pochi secondi: "Sono mancino e ho sempre usato la mano sinistra".

Con queste poche parole il giovane, in sostanza, ritratta quanto detto a poche ore dal delitto agli agenti della Mobile, ai quali aveva fatto rinvenire l'arma, confessando di aver sparato. Nel corso della sua discussione, l'avvocato Marino ha elencato una serie di aspetti tecnici che spiega come non sia possibile che a sparare il colpo mortale sia stato lui. L'altezza dell'imputato, la distanza con la vittima accertata attraverso le testimonianze, l'angolazione del colpi che, sparando con la mano sinistra, non potrebbe essere compatibile con quanto contestato.

"In questo procedimento la pigrizia investigativa non ha permesso di provare tanti aspetti che andavano accertati- ha spiegato Marino - come verificare se la pistola in questione abbia sparato, recuperare i bossoli sul luogo del delitto, sequestrare gli abiti di Alex". Troppi quesiti che avrebbero dovuto rappresentare dati certi. E ancora "la risposta a chi ha ucciso Matteo sta in queste mancanze". Prima di lui la lunga requisitoria dell'avvocato Domenico Oropallo, per la posizione di Paolo Peruzzi, secondo il quale in un processo affrettato come quello in questione non è stato possibile garantire il diritto di difesa, specialmente per l'assenza delle singole condotte indicate dal capo di imputazione.

Nella logica della contestazione di gruppo, secondo la difesa, non è possibile prendere le distanze da accuse non precisate. Il legale ha sottolineato come non siano mai state date risposte a quesiti fondamentali, che avrebbero fatto luce su una scena del crimine troppo buia. "Chi è il terzo uomo che si trovava sulla panchina con i Vaccaro, indicato dalla testimone? Chi sono quelle persone ascoltate in questura che avrebbe indicato chi ha sparato e chi si trovava sul posto, dove sono i relativi verbali?".

Oropallo ha prodotto in aula un filmato di una tv locale che riprendeva il momento dei rilievi nella lotte della tragedia. Dai fotogrammi si vedono chiaramente due reperti adagiati sulla panchina, avvolti in un sacco di plastica: si tratterebbe di due armi, ma una di queste non è mai stata messa a disposizione.

Il lungo pomeriggio si è concluso con la dettagliata discussione dell'avvocato Angelo Palmieri per Toselli. "Pilastri di questo processo - ha spiegato il legale - sono Marroni, Valerio Vaccaro, e la donna che quella sera vide tutto dal balcone, le cui versioni non coincidono. La signora è stata come una cronista, riferendo al telefono all'operatore del 113 quanto stava accadendo. Ha parlato di almeno sette otto colpi da più armi. Palmieri, inoltre, ha tentando di dimostrare l'insussistenza di elementi che contestino il tentativo di omicidio ai danni del fratello di Matteo, l'assenza di premeditazione del delitto e dell'aggravante dei futili motivi. Si tornerà in aula lunedì per eventuali repliche e la sentenza.

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