Lunedì, 27 Settembre 2021
Cronaca Santi Cosma e Damiano

I clan del sud pontino: "Andiamo con le pistole". Armi per intimidire le vittime e i rivali

I risvolti dell'inchiesta Anni 2000. Nel gruppo di Antinozzi si predisponevano spedizioni armate nei confronti delle vittime designate

Le armi utilizzate per intimidire le vittime ma anche per imporre il predominio sul clan avversario e su altri potenziali rivali. E' quanto emerge ancora dall'inchiesta Anni 2000, che ha portato all'arresto di 19 persone (qui i nomi di tutti gli arrestati) tra Santi Cosma e Damiano e Castelforte. I metodi criminali sono quelli tipicamente mafiosi ed è una prova di questo la grande disponibilità di armi da parte di entrambe le organizzazioni, quella di Antonio Antinozzi e quella di Ettore Mendico.

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Le intercettaazioni raccolte dagli investigatori dei carabinieri del comando provinciale restituiscono un quadro chiaro e accertano l'organizzazione di vere e proprie spedizioni armate del clan Antinozzi nei confronti delle vittime designate. In questo modo le vittime stesse erano costrette a chiedere "protezione" dietro la corresponsione di somme di denaro. "Ci andiamo con le pistole", dice Antinozzi nel corso di un'intercettazione telefonica.

Emerge poi anche la rivalità tra i due gruppi criminali, Mendico e Antinozzi, formati dalla scissione del clan originario. In un'altra intercettazione ambientale tra Antonio Antinozzi, il nipote Vincenzo De Martino e il figlio Decoroso Antinozzi, il nipote stesso riferisce allo zio del passaggio di alcuni affiliati del loro gruppo a quello dei Mendico, approfittando dell'assenza dello zio detenuto nel carcere di Parma: "Queste persone dicono di aver vinto loro". In altre circostanze emerge dalle conversazioni fra gli indagati la grande disponibilità di armi, eventualmente pronte anche per essere usate contro i rivali.

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