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“Certificato Pazzo”: si allarga l’inchiesta del Nas: denunciate altre 36 persone

Si tratta di un’appendice dell’operazione che a dicembre ha portato all’arresto di 11 persone e al deferimento di altre 70. L’attenzione su chi ha utilizzato i falsi certificati

Altre 36 persone sono state denunciate in stato di libertà nel prosieguo dell’indagine condotta dai carabinieri del Nas i Latina denominata “Certificato pazzo”. Si tratta di un’appendice dell’operazione scattata il 10 dicembre scorso che aveva permesso di dare esecuzione a 11 ordinanze di custodia cautelare, ad altrettanti decreti di sequestro preventivo, emessi dal gip del Tribunale di Latina Giuseppe Cario, ed al deferimento di altre 70 persone. 

Le ulteriori indagini, richieste e coordinate dal procuratore aggiunto Carlo Lasperanza e dal sostituto procuratore Giuseppe Miliano, sono convogliate nel filone d’inchiesta convenzionalmente denominato “Certificato pazzo 2”, ed hanno consentito di "accertare e cristallizzare le posizioni delle persone che hanno illecitamente utilizzato certificazioni psichiatriche rilasciate da un dirigente medico psichiatra in servizio presso il Csm della Asl - Distretto 4 - di Fondi", già arrestato per corruzione, e che venivano esibite alle commissioni medico legali della Asl, dell’Inps, o ai consulenti tecnici nominati dai Tribunali del Lavoro e dai Tribunali di Sorveglianza. 

Le certificazioni che, spiegano i carabinieri del Nas “ove anch’esse oggetto di falsificazione erano idonee a trarre in inganno le citate Autorità", venivano usate dai soggetti individuati per ottenere indebiti benefici, di cui alla legge del 5 febbraio 1992 n.104 (Legge-quadro per l’assistenza, l’integrazione sociale ed i diritti delle persone portatrici di handicap), alla legge 12 marzo 1999 n. 68 (Norme per il diritto al lavoro per i disabili) oppure per il differimento della pena detentiva in corso.

Le 36 persone sono state deferite all’Autorità Giudiziaria che accerterà, spiegano ancora i militari del Nas, “se sussistano i reati di ‘frode processuale’, ‘false dichiarazioni o attestazioni in atti destinati all’Autorità Giudiziaria o alla Corte Penale Internazionale’, ‘falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiali in atti pubblici’, ‘uso di atto falso’ ed ‘errore determinato dall’altrui inganno’”. Ulteriori posizioni risultano tutt’ora al vaglio degli investigatori e della Procura di Latina come anche dell’Insp che provvederà agli accertamenti di sua competenza. 

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