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Operazione Movida, le dinamiche criminali del clan ricostruite da due nuovi collaboratori di giustizia

Nelle carte dell'inchiesta compaiono i nomi di Renato Pugliese e Agostino Riccardo ma anche di Maurizio Zuppardo ed Emilio Pietrobono. Tutti descrivono gli affari del ramo della famiglia di Giuseppe Romolo

I dettagli della nuova inchiesta "Movida Latina" condotta dalla squadra mobile, che ha portato all'arresto di cinque persone, quattro delle quali appartenenti al clan Di Silvio. Tutti sono accusati a vario titolo di violenza privata, rapina ed estorsione con metodo mafioso. Come emerge dall'ordinanza firmata dal gip del tribunale di Roma, hanno contribuito a ricostruire il quadro criminale le dichiarazioni rese dai collaboratori di giustizia Renato Pugliese e Riccardo Agostino, organici al clan, e quelle di due nuovi personaggi che sono passati dalla parte della giustizia: Maurizio Zuppardo ed Emilio Pietrobono. Il primo, abituale frequentatore della famiglia rom con ruoli di secondo piano negli ambienti criminali del capoluogo, il secondo arrestato per droga nel 2019.

Il metodo mafioso: "Se vuoi continuare a lavorare devi pagare"

Il loro contributo appare fondamentale, secondo il gip, "non solo per la ricostruzione dei reati fine (alcuni dei quali non erano ancora emersi dalle indagini ovvero rispetto ai quali si avevano solo elementi parziali) ma anche e soprattutto per la ricostruzione dell 'orgànigramma del sodalizio, dell'individuazione dei sodali, degli specifici ruoli ricòperti da ciascuno, delle modalità operative e di affiliazione del clan, della spartizione del territorio e dei . rapporti con gli altri gruppi criminali". 

Operazione Movida Latina - Il video degli arresti

Due degli arrestati della nuova operazione, Antonio Di Silvio detto Patatino e Ferdinando detto Prosciutto sono i figli di Giuseppe Romolo, condannato per l'omicidio di Fabio Buonamano consumato nell'ambito della guerra criminale del 2010. Costantino Di Silvio detto Costanzo è invece il fratello di Romolo. L'inchiesta descrive dunque gli affari criminali di questo ramo della famiglia. Nelle dichiarazioni rese ai pm della Dda di Roma, Pugliese e Riccardo descrivono la figura di Giuseppe Romolo: “Era uno zingaro anziano, era inutili mettercisi contro. Ricordo che aveva in casa una sedia altissima come Scarface”. Spiegano che viveva in un bunker inaccessibile disponendo di una “Santa Barbara” rimpinguata periodicamente con nuove armi. E suoi figli, Antonio e Ferdinando, secondo quanto affermato da Agostino Riccardo, hanno avuto un “ruolo operativo nella famiglia”, con una posizione predominante di Antonio “che, una volta maturo, in qualità di primogenito, dovrà prendere il posto di Romolo”. Maurizio Zuppardo chiarisce poi che i due ragazzi si occupano di droga ed estorsioni per il recupero dei crediti legati all’acquisto di stupefacenti, grazie al fatto che questo ramo della famiglia ha conquistato negli anni sempre più piazze di spaccio, come quelle delle discoteche che prima erano dei Travali.

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