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Venerdì, 22 Settembre 2023
Cronaca

Intimidazioni al mercato del pesce, così i pentiti hanno raccontato cosa succedeva

Le dichiarazioni di Renato Pugliese e Riccardo Agostino nell’inchiesta ‘Octopus’ e le deposizioni nel processo “Alba Pontina”

“Armando Di Silvio mi disse che la bancarella di Fondi si lamentava per i prezzi ribassati praticati dai concorrenti e che dovevamo fare una dimostrazione nei confronti  del banco di Terracina e dei fratelli Ferri dicendogli che avrebbero dovuto allinearsi”. Così il pentito Renato Pugliese ha spiegato ai magistrati della Dda le modalità attraverso le quali il clan di Armando Di Silvio era stato reclutato dal gruppo dei D’Alterio per poter controllare il prezzo del pesce in  alcuni mercati della provincia compreso quello settimanale di Latina. 

Il figlio di Costantino Cha Cha Di Silvio e Agostino Riccardo, da tempo collaboratori di giustizia, hanno rivelato agli investigatori l’esistenza di un rapporto di collaborazione criminale tra il gruppo di Campo Boario facente capo a Armando Lallà e alcune organizzazioni del sud pontino, in particolare quella di Giuseppe D’Alterio, considerato il mandante delle intimidazioni. 

Le minacce al titolare di un banco del pesce al mercato settimanale di Latina per costringerlo a tenere i prezzi più bassi per non danneggiare un altro commerciante che mensilmente pagava per stare tranquillo erano già emerse durante una deposizione fatta proprio da Pugliese nell’udienza del processo ‘Alba Pontina’ del dicembre 2019. “L’intervento del gruppo – aveva raccontato in aula – è stato sollecitato per imporre il prezzo di vendita del pesce al mercato settimanale di Latina. Uno dei venditori praticava prezzi esagerati che danneggiavano gli altri. Siamo intervenuti per conto di uno di loro su sollecitazione di Giuseppe D’Alterio – aveva spiegato – anche perché quel commerciante di Fondi ci pagava 4/5mila euro a settimana”. Un intervento andato a buon fine visto che, sempre il racconto del pentito, dopo quelle minacce nessuno li ha più chiamati e Armando Di Silvio confermò loro che “le cose erano state fatte bene”.

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