Olimpia, primi interrogatori in carcere. Gli arrestati si difendono davanti al Gip

Malvaso, Monti e Riccardo sono stati ascoltati in carcere, dove si trovano rinchiusi da lunedì dopo la vasta operazione dei carabinieri. L'ex consigliere di Forza Italia fornisce al giudice la sua versione dei fatti e parla anche della crisi politica con Di Giorgi

Primi interrogatori in carcere per gli arrestati dell’operazione Olimpia. Questa mattina  sono stati ascoltati nel carcere di Velletri, Vincenzo Malvaso, imprenditore, ex consigliere comunale di Forza Italia, e Ventura Monti, storico dirigente all’Urbanistica del Comune di Latina, arrestati entrambi  lunedì nell’ambito dell’operazione Olimpia condotta dai carabinieri e in attesa dell’esito della richiesta di scarcerazione presentata al Tribunale del Riesame. Ascoltato anche Massimo Riccardo, imprenditore e costruttore.

Quest’ultimo, difeso dall’avvocato Luca Melegari, si è difeso spiegando di non aver mai ricevuto favori dal Comune e negando ogni ipotesi di collusione con gli amministratori di Piazza del Popolo.

Dal carcere anche Malvaso e Monti hanno deciso di parlare, il primo per un’ora, il secondo per tre ore, e di rispondere alle domande del giudice e del pubblico ministero, spiegando la propria versione e difendendosi dalle accuse mosse dalla Procura.

Malvaso in particolare, assistito dall’avvocato Renato Archidiacono,  ha parlato anche di questioni di natura prettamente politica e dei motivi che erano all’origine della crisi che ha fatto cadere il sindaco Di Giorgi.

Per l’ex consigliere di Forza Italia, al centro della questione c’è  la variante di Borgo Piave, quella firmata dall’intera Giunta, che aveva di fatto autorizzato la costruzione di una palazzina della società di Malvaso. Nelle pagine dell’ordinanza si parla chiaramente di atti che hanno “favorito una dissennata speculazione edilizia a vantaggio di alcuni costruttori e di alcuni amministratori pubblici con interessi nel settore urbanistico, come Michele Nasso, Giuseppe Di Rubbo e appunto Vincenzo Malvaso. Una “spartizione del territorio pianificata già con i lavori della commissione urbanistica del 5 marzo 2009 da Giovanni Di Giorgi, Giuseppe Di Rubbo e Malvaso”, quest’ultimo quale membro e presidente della commissione urbanistica . Successivamente, la Giunta approvò poi definitivamente la variante di Borgo Piave. E l’indagato chiarisce al giudice anche questo aspetto, sottolineando i passaggi degli uffici tecnici legati alla variante.

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L’avvocato Archidiacono ha poi depositato l’atto di compravendita  della casa di Giovanni Di Giorgi da cui emerge un pagamento di 335mila euro. 

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