Operazione “San Magno”, maxi sequestro dei carabinieri: sotto chiave beni per 8 milioni

L’operazione nel 2012 aveva portato all’arresto di 35 persone tra Fondi e Terracina per ipotesi di reato che vanno dall’associazione a delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, al riciclaggio del denaro

Maxi sequestro di beni, per un valore di 8 milioni di euro, da parte dei carabinieri nell’ambito dell’operazione “San Magno”, che nel novembre del 2012 aveva portato all’arresto di 35 persone tra Terracina e Fondi.

Al termine degli accertamenti volti a ricostruire lo stato patrimoniale illecitamente accumulato dagli indagati, che si erano avvalsi anche di “prestanome” al fine di eludere le indagini, i militari hanno eseguito il sequestro, quale misura di prevenzione patrimoniale.

IL SEQUESTRO - Sotto chiave sono finiti 14 unità immobiliari, alcune delle quali di notevole pregio e situate tra le province di Latina e Roma; 40 tra autoveicoli e motoveicoli tra i quali figura anche una Ferrari modello California; 9 società anch’esse aventi sede tra le province di Latina, Roma e Frosinone ed operanti prevalentemente nel commercio di veicoli ma anche nella gestione di attività commerciali (tra le quali un B&B situato nel comune di Fondi); un natante di grosse dimensioni del valore di oltre 70,000 euro e numerosi conti correnti, polizze assicurative e somme di denaro contante.

L’INDAGINE SAN MAGNO - L’indagine “San Magno”, come detto, poco più di tre anni fa aveva portato all’arresto di 35 persone per ipotesi di reato che vanno dall’associazione a delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, al riciclaggio del denaro prevalentemente utilizzato nell’acquisizione di attività commerciali, di immobili e imbarcazioni.

Molti dei beni erano già stati sottoposti a sequestro nell’ambito del procedimento penale, “ma la misura di prevenzione eseguita in data odierna - spiegano dal comando provinciale dei carabinieri di Latina - ha consentito di completare la ricostruzione dei beni del sodalizio indagato, rintracciando anche unità abitative e società al di fuori della provincia, intestati a prestanome avulsi dal contesto investigativo”.

L’attività è stata coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Roma e disposta dall’Ufficio Misure di Prevenzione del Tribunale di Latina.  

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