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Venerdì, 2 Dicembre 2022
Cronaca

La rete di spaccio dei Di Silvio: dalla zona pub alle piazze di Pontinia e Sezze

Lo stupefacente si conferma il principale business del clan. Ognuno nell'organizzazione aveva specifici ruoli: dal controllo delle zone di influenza all'approvvigionamento fino alla distribuzione dei proventi

Una rete di spaccio consolidata e organizzata, in grado di controllare alcune specifiche piazze di Latina e di espandersi anche nei comuni limitrofi. La droga si conferma come uno dei principali business del clan Di Silvio, emerso anche nell'ultima inchiesta che riguarda la famiglia e che ieri ha portato all'arresto di 33 persone.Hashish, marijuana e fiumi di cocaina venivano distribuiti da un numero consistente di pusher che si occupava della vendita al dettaglio. A gestire tutto era ancora una volta Giuseppe "Romolo" Di Silvio, capo indiscusso del clan, che dal carcere romano di Rebibbia coordinava le attività criminali dell'associazione, stabiliva la distribuzione degli utili, autorizzava eventuali azioni ritorsive in caso di mancato pagamento dello stupefacente da parte degli acquirenti, indicava le piazze di spaccio da tenere sotto controllo e quelle in cui valeva la pena espandersi.

Il fratello Carmine, detto "Porcellino-Zio Sale", si occupava invece di coordinare le attività di approvvigionamento e spaccio, mentre Fabio Di Stefano, genero di Romolo, insieme ai figli del boss, Ferdinando e Antonio, si occupavano di acquistare e rivendere riscuotendo poi dai singoli associati i proventi dello spaccio, imponendo il controllo del clan attraverso violenza e minacce. 

Le singole piazze di spaccio venivano poi suddivise per gli altri partecipanti al sodalizio. In particolare, a Daniel Alessandrini, Mirko Altobelli e Costantino Di Silvio detto Cazzariello, era stata affidata la piazza di viale Kennedy; ad Angelo Crociara e Casemiro Ciotti quella di Pontinia e dintorni; Mirko Lolli, Riccardo Mingozzi, Daniel De Ninno e Michele Petillo avevano invece la responsabilità delle piazze di Latina con particolare riferimento a quella della zona pub (zona di influenza sottratta ai Travali) e si occupavano anche di raccogliere periodicamente il denaro e di consegnarlo nelle mani di Di Stefano, Antonio e Ferdinando Di Silvio.

Il quartier generale, per la custodia della droga, la preparazione delle dosi e le riunioni, restava l'abitazione della famiglia in via Moncenisio, come dimostrano le diverse intercettazioni ambientali raccolte nei mesi di indagini dagli investigatori. Vastissima la platea degli acquirenti, composta da giovanissimi e anche da professionisti, con dipedenza da cocaina, che con i pusher avevano ormai instaurato rapporti confidenziali. Nell'ordinanza viene ricostruito, fra gli altri, il caso di un cliente affezionato che tra la fine di luglio 2019 e i primi di novembre chiama il suo spacciatore di fiducia Riccardo Mingozzi ben 82 volte per chiedergli forniture di stupefacente. "Tenendo presente - scrive il giudice - che la cocaina ha un prezzo di vendita al dettaglio che va da 80 a 100 euro al grammo, si può ipotizzare che un solo consumatore permetteva al clan Di Silvio di ottenere un introito che si aggirava sui 3mila euro in meno di quattro mesi".

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