Finanziamento pubblico per riaprire la Sep di Pontinia: i comitati chiedono la revoca

L'azienda era stata sequestrata nel 2019 per traffico di rifiuti. I cittadini: "Contrari alla ripresa dell’attività se prima non si bonificano i terreni”

La Sep, l’impianto di compostaggio sequestrato nel 2019 perché considerato al centro di un traffico illecito di rifiuti, potrebbe presto riaprire i battenti con i soldi pubblici. La situazione è stata denunciata dai comitati della zona, Mazzocchio, Boschetto GricilliMacallè, Il Fontanile e Pontinia Salute ed Ambiente. E' stato infatti concesso un finanziamento di 1.750.000 euro, come risulta dal decreto 1884 del 24 aprile 2020. Un finanziamento richiesto dalla nuova proprietà, che concede somme a quelle imprese confiscate o sequestrate alla criminalità organizzata.

“Abbiamo inviato una pec ai minstri per lo Sviluppo Economico, dell’Economia e della Salute – spiegano dai comitati – per chiedere l’immediata revoca del finanziamento. Non è possibile che si conceda, con soldi pubblici, a un’azienda come la Sep. Il nostro non è un “no” per partito preso. Denunciamo innanzitutto la poca trasparenza di queste operazioni: nessuno ha comunicato a noi cittadini e, a quel che ci risulta, nemmeno alle istituzioni locali, i piani industriali futuri della Sep. I sindaci della zona stanno da mesi effettuando incontri per arrivare a un’organizzazione del sistema locale dei rifiuti e questo stride con eventuali azioni di singoli privati. Cosa ancor più grave, l’attività degli anni scorsi che ha portato al sequestro della Sep, come confermato dalla magistratura,ha generato un forte inquinamento di numerosi terreni del comune di Pontinia. Su questi terreni è stato smaltito illegalmente del compost non maturo, ossia dei veri e propri rifiuti. Ad oggi non sappiamo in che modo sia stata compromessa la falda acquifera e non ci risulta che quei terreni siano stati bonificati. A queste condizioni riteniamo sia dannosa qualsiasi nuova attività nell’ambito del trattamento dei rifiuti”.

“Al danno potrebbe aggiungersi la beffa – concludono i comitati – Le condanne nei confronti del vecchio proprietario dell’azienda, non sono passate in giudicato. In linea teorica nulla vieta che quest’azienda possa ritornare nelle sue mani. Il vecchio proprietario quindi si ritroverebbe, in barba a qualsiasi norma attuale sulla libera concorrenza, a operare in un impianto rinnovato e perfettamente funzionante grazie ai soldi dei contribuenti”.

I comitati hanno dunque chiesto anche un incontro con la proprietà dell’azienda per conoscere gli sviluppi futuri della vicenda. L’appello è rivolto anche ai sindaci della zona perché intercedano presso la Regione Lazio per chiarire al più presto la situazione.

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