Sep, i comitati di Mazzocchio chiedono interventi per la bonifica dell'area

Intanto la Cassazione rinvia al Tribunale del Riesame la decisione sul sequestro chiedendo di rivalutare la capienza patrimoniale della società

Un nuovo appello al sindaco di Pontinia e presidente della Provincia Carlo Medici affinché intervenga per obbligare a bonificare l’area della Sep. A firmarlo sono comitati dell'area di Mazzocchio a commento della notizia della sentenza della Corte di Cassazione che ha deciso di rinviare al Tribunale del riesame la decisione sul sequestro di beni personali per gli imputati dell'inchiesta “Smoking fields”.

 “Il sindaco – scrivono - ha la possibilità di emettere ordinanze che obbligano alla bonifica e anche la possibilità di emettere sanzioni fino a 40 mila euro. E’ vero sono azioni non risolutorie e anche i soldi sarebbero pochi per portare a termine le bonifiche ma sarebbe una presa di posizione forte. Non è bastato un sequestro per far tornare tutto alla normalità, non è questo il momento di abbassare la guardia. Noi siamo in stato di allerta permanente ma speriamo che anche le istituzioni facciano la propria parte”.

La richiesta arriva all’indomani della decisione della Cassazione di accogliere solo parzialmente il ricorso presentato da Vittorio e Alessio Ugolini, ex proprietari della Sep di Mazzocchio, e dall’ex dirigente della Regione Luca Fegatelli, dando ragione ai Comitati riuniti di Mazzocchio, Boschetto, Fontanile e Pontinia Ambiente e Salute che solo pochi giorni fa avevano chiesto la revoca di un ingente finanziamento ottenuto dalla amministrazione giudiziaria che oggi gestisce l’azienda di Pontinia.

La Corte di Cassazione ha stabilito che il Riesame dovrà rivalutare il sequestro di poco più di un milione di euro di beni personali degli imputati perché “non ha svolto alcuna riflessione sulla capienza patrimoniale della società”.

“Questa decisione – scrivono i Comitati – dimostra che il processo è tutt’altro che definito. Paradossalmente potrebbe ancora intervenire la prescrizione e i proprietari potrebbero tornare in possesso dell’azienda. Per questo chiediamo che non si investa su alcun tipo di sviluppo di questo stabilimento. Ci risulta paradossale che l’amministrazione giudiziaria abbia deciso di chiedere, ottenendolo, un finanziamento che dovrà essere restituito in 15 anni del valore di un milione e 750 mila euro.  La situazione -  proseguono i cittadini – non è definita e non possiamo rischiare che il vecchio proprietario si ritrovi a capo di un’azienda perfino rinnovata”.

I comitati ribadiscono che si opporranno a qualsivoglia apertura dell’impianto e ricordano la necessità di procedere allo smaltimento delle tonnellate di rifiuti ancora presenti nell’impianto e di provvedere alla bonifica dei terreni inquinati dal compost.

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