Striscione di Casapound contro la Karibu: la replica e la solidarietà del Comune

Il riferimento dei militanti è all'ultima iniziativa della cooperativa per l'integrazione dei migranti: un marchio di moda africana prodotto dai rifugiati ospitati in provincia

“Per una moda che ti veste ce n'è una che ti spoglia". Lo striscione attaccato da Casapound è comparso questa mattina quando i dipendenti della Karibu hanno aperto la sede della cooperativa. E' la forma di protesta che i militanti hanno messo in piedi contro l'ultima iniziativa della coop finalizzata all'integrazione: un marchio di moda africana prodotta dai richiedenti asilo e dai rifiugiati ospitati in provincia. Il dubbio – scrive il gruppo – che questo consumismo sia figlio dell’enorme introito che deriva dall’affare  dell’accoglienza dei richiedenti asilo è quasi una certezza”

Lo striscione di Casapound è stato rimosso poco dopo dalle forze dell'ordine, ma i militanti hanno poi attaccato personalmente la presidente Liliane Murekatete, facendo girare una sua foto con abiti firmati. La replica non si è fatta attendere: “Provo un profondo rammarico come donna per le frasi che mi sono state rivolte - spiega Liliane - Provo altrettanta amarezza nel vedere la mia immagine divulgata in modo non appropriato sui canali social. Il mio istinto mi spingerebbe a rivolgermi alle autorità ma la razionalità ancora una volta mi induce a sperare in un confronto costruttivo”.

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La presidente della cooperativa rivolge l'ennesimo invito al dialogo ai militanti di Casapound. E in giornata è arrivata anche la solidarietà del Comune: “Queste manifestazioni di intolleranza – ha dichiarato Patrizia Ciccarelli, assessore alle Politiche Sociali – alimentano un clima di odio che oltre ad essere ingiusto è dannoso perché rende più difficile il lavoro di chi è impegnato tutti i giorni a fronteggiare un problema complesso quale è quello dei flussi migratori. Continueremo a supportare il lavoro degli operatori per fare in modo che la paura non prevalga sul sentimento di solidarietà”.

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