Mercoledì, 20 Ottobre 2021
Cronaca Sezze

Scuola, protesta senza fine: gli studenti di Sezze scrivono al Ministro

Gli alunni dell'Isiss Pacifici e De Magistris si rivolgono al Ministero dell'Istruzione a cui spiegano i motivi della protesta contro il decreto Aprea. Sit in in Provincia dell'Einaudi-Mattei

La protesta degli studenti pontini, iniziata ormai due settimane fa, prosegue senza sosta. Una protesta pacifica, portata avanti con maturità e serietà dai giovani della provincia pontina che dimostrano di credere ancora nella scuola e vogliono difendere il loro diritto allo studio.

Sull’onda lanciata dagli studenti pontini che nella settimana che ha portato alla grande manifestazione del 17 novembre hanno occupato i loro istituti anche i colleghi degli altri comuni della provincia hanno scelto la forma estrema di protesta, da Fondi a Terracina fino ad Aprilia arrivando a Sezze.

Occupazione che in alcuni casi è stata sostituita anche da forme alternative di mobilitazione fatte di flash mob, sit in, assemblee e dibattiti; ricordiamo a tal proposito l’iniziativa degli studenti di Latina che hanno ricoperto piazza del Popolo con migliaia di post it con su scritto “No Aprea”. Oggi i ragazzi dell’Einaudi-Mattei sono scesi di nuovo in piazza; partendo dal proprio istituto si sono mossi in un corteo per arrivare davanti la sede della Provincia dove hanno organizzato un sit in.

E nei giorni scorsi gli alunni dell’Isiss Pacifici e De Magistris di Sezze – anche loro hanno occupato la loro scuola – si sono rivolti direttamente al Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Profumo, per esprimere e spiegare non solo il loro dissenso nei confronti del decreto Aprea, ma anche per raccontare quello che secondo loro è e dovrebbe rappresentare la scuola.

LA LETTERA DEGLI STUDENTI DELL’I.S.I.S.S. PACIFICI E DE MAGISTRIS DI SEZZE

Abbiamo deciso di inviare questa missiva da parte di tutto il nostro Istituto per esprimere il comune dissenso verso la legge chiamata: “Norme per l'autogoverno delle istituzioni scolastiche statali”. Conosciuta tra i giovani in Italia sotto la dicitura “Decreto Aprea”. Scriviamo la presente nel momento in cui stiamo portando avanti la pacifica occupazione del nostro Istituto, affinché la suddetta manifestazione non sia vana e possa giungere la nostra voce, unita a quella degli altri alunni e docenti italiani, direttamente ai nostri rappresentanti politici.
Ora il problema della Pubblica Istruzione in Italia è evidente e sotto gli occhi di tutti. Ci sono costi molto elevati, inefficienza amministrativa, una qualità dell’offerta di studi, soprattutto a livello di scuola primaria e secondaria di primo e secondo grado, che non può assolutamente rivaleggiare col resto d’Europa. Da qui nasce l’esigenza di riformare e migliorare questo settore, di potenziarlo nei suoi elementi cardine, tagliando costi inutili che il nostro Paese non può più permettersi. Bene, su questo punto tutti d’accordo. Diciamo pure che sul “cosa fare”, abbiamo idee chiare e condivise. Arriviamo però al “come” adesso, punto nevralgico della discussione che ha spaccato le posizioni provocando proteste in tutta Italia. Non è certo una situazione nuova, riscontrare opposizione tra le masse ad una nuova legge. Ognuno, si sa, ha i suoi interessi.
Noi però che siamo giovani crediamo in qualcosa di diverso dal mero individualismo, e vogliamo esprimere chiaramente cosa significa per noi il concetto di “Scuola”. L’istruzione è la base dell’efficienza di qualsiasi società, i ragazzi costituiscono il futuro di tutti, ed è giusto ricordare che il bene della collettività è diverso da quello del singolo. Non vogliamo però sfociare nella retorica, siamo coscienti degli sfaceli amministrativi della Pubblica Istruzione, semplicemente disapproviamo che si risolvano i problemi in questo settore delegando le responsabilità ai privati. Fare ciò significa ammettere una sconfitta, rinunciare a risolvere il problema in un settore, eliminando quest’ultimo e disinteressandosene. È questo signori che si sta facendo, si sta uccidendo la Scuola Italiana. La si vuole trasformare in un’industria, come se il sapere, la conoscenza, la formazione di un individuo si possano mettere su piazza, svendute al migliore offerente. È una vergogna, una rovina che riguarderà ogni settore. La colpa se andiamo a vedere è solo nostra, di noi italiani intendiamo, dello Stato inteso non come insieme dei politici, ma come insieme dei cittadini.
La situazione è giunta ad un tale livello di esasperazione che la resa alla privatizzazione sembra l’unica scelta logica. Ma ripetiamo, ancora una volta dal nostro libero, disincantato punto di vista, che nessuna scelta sbagliata potrà mai sembrarci logica. Abbiamo tanti esempi in Europa in cui la Pubblica Istruzione, fondata sulla meritocrazia e sulla correttezza è motivo di progresso e prestigio per le comunità. È davvero così difficile, anche quando le circostanze lo rendono necessario e perentorio, imporre la giustizia sulla corruzione, sul menefreghismo, sull’omertà, l’inettitudine consenziente di chi lavora nel mondo della Scuola Pubblica? Un mondo che dovrebbe educare i giovani alla vera civiltà e invece ne uccide i sogni. Un sistema in cui la democrazia, garantita attraverso le assemblee studentesche e i consigli di genitori e docenti, è stimolo alla crescita sociale di ogni individuo. È possibile ritenere tutto ciò superfluo, eliminabile, come se la scuola dovesse solo procurare informazioni a degli automi, e non fornire motivazioni, apertura mentale, capacità critica e di ragionamento? Tutte queste cose nascono dallo studio nelle classi, dall’applicazione di professori e studenti, ma possono crescere e maturare solo in un ambiente dove c’è vera comunicazione e vera sensibilità. Trattare una scuola come una fabbrica, scindere la dirigenza dall’utenza, quando in realtà esse nell’organizzazione scolastica vivono in simbiosi, è quanto di più deleterio si possa concepire.
Auspichiamo una proficua mediazione, disposti a perseverare nei nostri ideali fieri della nostra coerenza, e della nostra indipendenza di persone. Continueremo, se necessario in questa lotta paradossale, in cui entrambe le parti chiamate in causa dicono di volere il bene della Nazione, ma una di esse per vie facile traghetta il Paese verso un fallimento morale, sociale ed economico che  forse non sarà immediato ma inesorabile. Sappiamo bene, in conclusione che la nostra voce non è che una goccia in un oceano di grida, ma anche se essa resterà inascoltata, inesaudita un giorno se qualcuno ci chiederà: “ma voi dov’eravate quando smantellavano la scuola italiana?” Noi potremo rispondere: “stavamo lottando affinché non accadesse.”
Distinti saluti gli alunni dell’I.S.I.S.S. Pacifici e De Magistris di Sezze (LT)


 

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