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"Punti di primo soccorso, la chiusura sarebbe un danno per l'assistenza sanitaria"

Intervento della Cgil Funzione pubblica che rivolge un appello alla Regione affinchè ripensi il piano

Preoccupazione per le ricadute negative sul sistema di assistenza sanitaria e un appello a ripensare il piano della Regione che prevede la chiusura dei Punti di primo intervento sul territorio. A parlare sono Giancarlo Cenciarelli e Beatrice Moretti, in rappresentanza rispettivamente delle categorie del Pubblico Impiego e dei Pensionati CGIL di Frosinone e Latina, i quali evidenziano come allo stato attuale non siano state create le condizioni per la programmata chiusura dei PPI.

“Tali presidi – sottolineano - sono strutture che afferiscono al Sistema dell’emergenza sanitaria, fondamentali per il trattamento delle cosiddette urgenze minori e la prima stabilizzazione del paziente ad alta complessità, al fine di consentire il trasporto nel Pronto Soccorso più appropriato. Si tratta pertanto di strutture che hanno a che fare direttamente con la vita dei cittadini, ragion per cui le norme citate ne prevedono la trasformazione in Postazioni di Assistenza Primaria o in Postazioni 118 Medicalizzate, subordinandone però la riorganizzazione all’implementazione sul territorio di attività territoriali, appunto, finalizzate ad evitare che le patologie che non richiedono un trattamento ospedaliero, come ad esempio le patologie croniche, che affliggono prevalentemente la popolazione anziana, vadano ad intasare i pronto soccorso con accessi cosiddetti impropri e vengano, invece, prese in carico dalla sanità territoriale”. Secondo i rappresentanti della Cgil quindi prima di chiudere i Ppi è necessario potenziare i Pronto Soccorso provinciali e i reparti di riferimento oltre che considerare la specificità geografica provinciale con tutte le sue complessità.

“I Pronti Soccorso presenti sul territorio provinciale, ad iniziare dal DEA del Goretti – scrivono ancora Moretti e Cenciarelli - lavorano già costantemente al limite, con il personale che a fatica cerca di garantire condizioni dignitose ai tanti pazienti in attesa. Una chiusura sconsiderata dei Punti di Primo Intervento avrà l’effetto immediato di aggravare ancor di più questa situazione già prossima al collasso senza che ci sia in funzione una rete, pubblica, alternativa. Siamo fermamente convinti che una  riorganizzazione dell’offerta sanitaria in provincia di Latina sia assolutamente necessaria, ma che quella tracciata non sia la “retta via” di cui il territorio ha bisogno. Si deve lavorare per una sanità pubblica di qualità, che sia percepita come vicina ed efficiente dai cittadini della provincia. La chiusura indiscriminata delle strutture, i continui tagli non supportati da vere riorganizzazioni del servizio, troppo spesso hanno solo l’effetto di spostare l’utenza verso il privato o, come nel caso dell’emergenza, di lasciare i cittadini, di fatto, senza un servizio essenziale”.

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