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Interessi criminali e metodi mafiosi, la mappa della Direzione investigativa antimafia

Dai Di Silvio ai clan insediati nel sud pontino il resoconto nella Relazione semestrale ai Palrlamento

L’area pontina si caratterizza per la compresenza di vari tipi di organizzazioni criminali, siano esse locali o proiezioni di quelle mafiose tradizionali (‘ndrangheta, camorra e Cosa nostra) mentre per quanto riguarda Latina è caratterizzata dall’operatività di un’organizzazione criminale autoctona, nei confronti della quale la sentenza del Tribunale di Roma di luglio 2019, ha per la prima volta riconosciuto l’aggravante del metodo mafioso, quella di un ramo della famiglia Di Silvio.

Questo il quadro tracciato dalla Direzione investigativa antimafia nella sua relazione semestrale al Parlamento. Gli investigatori, esaminando la situazione del periodo compreso tra gennaio e giugno 2019, si concentrano in particolare sull’operazione ‘Alba Pontina’ che ha portato all’arresto di 34 persone e sottolineano la circostanza che tale inchiesta ha rivelato “un controllo del territorio assimilabile a quello praticato nei territori di origine dalle cosiddette mafie tradizionali: estorsioni nei confronti di commercianti, imprenditori, professionisti e politici, sulla base di una violenza e di un potere intimidatorio da tutti riconosciuto” da parte del gruppo di Campo Boario. Tanto da contestare l’aggravante della modalità mafiosa. Un passaggio è dedicato all'attività politica. "Le indagini hanno inoltre accertato - scrivono gli investigatori - come il clan Di Silvio abbia dimostrato interesse e capacità nel ‘gestire’ le campagne elettorali di diversi candidati alle consultazioni amministrative del 2016 per i Comuni di Latina e Terracina, direttamente o per il tramite di affiliati.

Il rapporto parla inoltre di “una convivenza funzionale alla realizzazione degli affari illeciti con riferimento al sud pontino, caratterizzato da presenze di personaggi legati a vari gruppi criminali, quali ad esempio esponenti delle ‘ndrine calabresi, dei Bellocco, dei Tripodo, degli Alvaro e dei La Rosa-Garruzzo. Una conferma – si legge - dell’attualità del coinvolgimento di soggetti di matrice calabrese nei traffici di stupefacenti condotti sul territorio pontino.  Sono inoltre attivi sul medesimo territorio anche elementi dei clan camorristici facenti capo ai Casalesi, ai Bidognetti, ai Bardellino, ai Moccia, ai Mallardo, ai Giuliano, ai Licciardi, ai Senese ed agli Zazza”.

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